E a far dimenticare le opere non che all'universale, agli stessi compositori, concorreva il fatto che dei Diritti d'autore in quel tempo non s'aveva nemmeno idea. — Scritta e fatta rappresentare un'opera, i compositori mettevan mano ad un'altra, e a quella scritta non ci pensavan più, perchè passata, de jure, in dominio pubblico.

Dura legge era quella pei poveri compositori; dura, ingiusta, leonina, — lo riconosco. Ma per un altro verso, era provvida e benefica, in quanto preservava l'arte dal farsi una industria commerciale, e preservava gli artisti dal farsi mestieranti e bottegai.

La scuola dello Scarlatti, ha stabilita la musica pratica su basi razionali, ferme, armonizzanti coi postulati più accettati della estetica, e con la melodia e col canto l'ha avviata sui fioriti sentieri della poesia, ben diversi dalle viottole scabrose e cieche per le quali (e a gran fatica!) si trascinò sempre la musica delle teoriche.

Pure anche questa, nel seicento, ha guadagnato non poco, ed ha fatto non breve cammino.

Aperta la via alla melodia, quella legge prima e fondamentale cui la natura ha informato l'orecchio dell'uomo, e per la quale i suoni acquistano senso ed espressione, quella legge, dico, senza cessare d'essere mistero quanto al suo principio, venne rivelandosi nella pratica co' suoi effetti. I musicisti ben dotati la seguirono per istinto; e non andò molto che le vecchie teoriche non trovaron più modo d'applicarsi e che con la pratica non ebbero più nulla a vedere.

I Toni, che abbiam trovati così numerosi e fiancheggiati da tante e così sottili distinzioni e classificazioni, a poco a poco sparirono tutti, sopraffatti da soli Due! messi in luce e imposti dalla ragione melodica.

Que' due Toni (e senza che si sentisse mai il bisogno nè di aggiunte nè di modificazioni) bastarono alle fantasie, alle ispirazioni e ai voli del Bach, del Mozart, del Beethoven, del Rossini. Bastarono al Wagner; bastano ancora; e bastano, quel che è più, a classificare prontamente e senza difficoltà, tutta l'antica musica conosciuta, e anche quella che i teorici dissero inclassificabile. Può volersi di più per mettere in sodo che con que' due Toni (il maggiore, e il minore) siamo nel giusto e nel vero? che siamo dove ci volle natura?

Mi resterebbe ancora a dire molto, ma per non abusare più oltre della vostra pazienza, o Signori, eccomi a concludere.

Nel secolo XVII, più che un rinnovamento della musica, è a vedere una rigenerazione, preso il vocabolo nel più ampio suo significato; una rigenerazione che si estese a tutti gli elementi costitutivi dell'arte; a tutte le sue forme; così all'indirizzo estetico, come al teorico; e, soprattutto, al Gusto, giacchè, sciolta da ogni regola e interamente abbandonata alla fantasia, dal Landi allo Scarlatti, la musica di quel secolo si mantenne sempre semplice, naturale, casta. Nè amplificazioni, nè stemperatezze, nè gonfiezze, nè eccessi, mai.

E sì che il barocchismo, imperversante allora in tutte le arti, s'era pur fatta strada in teatro, con la esecuzione de' cantanti, tutta a passaggi di difficoltà, e coll'apparato scenico che volevasi tutto a macchine, a voli, a sparizioni, a cascate d'acqua, a incendi, ecc., e che volevasi scortato, non esagero, da centinaia e centinaia di ballerini, di corifei e di comparse.