E' topi, si toccava il ciel col dito.
Onde, ora che “d'ogni cosa per tutto, si trova — A tutte l'ore per ogni confino„ concludeva: “Viva il Settimo Clemente — Col nostro Duca ch'è di grande affare!„ Ma costui era un nemico de' Piagnoni: orbene, se si prenda L'assedio di Firenze, poema di Mambrino Roseo, che vi militò pe' Fiorentini, neppur là ci sarà dato trovare nulla che sorpassi una narrazione pedestre. Perfino la morte del Ferrucci vi è accennata senza un grido in cui si senta l'anima del poeta. Un grido di poesia nell'assedio vi fu; ma, gittandolo, Claudio Tolomei imprecò a Firenze ch'ei voleva distrutta, e così ne supplicava l'Orange:
Volta l'artiglieria tutta alla terra,
E fa' sentir le grida fin al cielo
Dell'uno e l'altro sesso insieme misto.
Cade Firenze, e il duca Alessandro la padroneggia con licenza ostentata: Lorenzino lo uccide ferocemente; e non manca Il pietoso lamento che fa in sè stesso Lorenzo Medici, maledicendo la colpa sua e volendo per forza riparare all'Inferno donde il diavolo lo respinge; e neppure manca Il lamento del duca Alessandro Medici, che dice addio, per filo e per segno, a tutti i parenti e gli amici, e a tutte le città e terre del suo bel ducato. Li daremmo tutt'e due volentieri que' capitoli, e più altri per giunta, in cambio della canzone che Biagio di Montluc, il forte campione di che la Francia soccorse Siena, attesta aver udito dalle gentildonne senesi in lode della patria sua, mentre lavoravano alle fortificazioni. “Vorrei per averlo e metterlo qui (scriveva poi ne' suoi Commentarii ) poter dare il miglior cavallo ch'io mi abbia„; noi, con que' Lamenti, ce la caveremmo a troppo miglior patto! Un contadino di Monsummano, che sapeva comporre ottave, ma scriverle no, inveì contro la minacciata repubblica, quasi a dispetto che altri ne avesse cantata nel '26 la vittoria su' Fiorentini con versi tanto migliori de' suoi: La guerra di Camollia è uno, infatti, de' migliori componimenti narrativi di quel tempo. Ma il valore non bastò, nel '55, contro gli imperiali e i ducali:
Se mi volto al Pastor Santo
Non ne vorrà udir novella,
Tal che fo dirotto pianto
Giorno e notte meschinella;