Non così Campanella. Per lui la contraddizione tra il mondo delle credenze e il mondo dell'esperienza resta intatta. Egli non la turba, non sa se siavi un punto verso cui le due linee convergano, non vuol saperlo, non sogna il monismo. Possiede tutta l'ispirazione de' profeti ed è uno; esercita tutta l'osservazione dello sperimentalista ed è un altro. Può avere nella sua cella sotterranea l'uno accanto all'altro i ritratti di Telesio e di Santa Brigida; e può tentare una congiura calabrese con la fede ne' miracoli di Giovanna d'Arco.

Questo dissidio intimo non è vinto da lui, ma forse dall'ultima parola del suo secolo.

IV.

Io apro una delle tante opere di Campanella, l' Atheismus triumphatus, e vi leggo che la famiglia degl'increduli è composta di filosofi osservatori della legge naturale, e che di questi appena quattro egli ha sospettato nel secolo suo, e venticinque ne ha veduto in tutta la storia universale.

I venticinque non ci riguardano. I quattro chi sono? Ei non li nomina e ci sforza a moltiplicare il suo sospetto. Se egli guarda fuori Italia, sarà difficile seguirlo; se all'Italia del suo secolo, ognuno corre con la mente a Sarpi, a Galilei, a Bruno, a Campanella istesso, i quattro singrafi del nuovo vangelo naturale.

Consentite che io rapidamente delinei queste quattro figure.

E comincio da Sarpi. Non è un individuo nè una scienza, è uno Stato. Quello che fu, che doveva essere lo Stato di Venezia, la sua ragione di essere, quello è in atto la mente di Fra Paolo.

Egli conosce tutte le scienze, ma sotto nessuna scoperta, sotto nessuna dottrina egli ha posto il suo nome. Per via di amplificazioni arriverete a dargli il titolo di precursore, ma il nome d'inventore, di sistematore non tocca a lui.... Se lo sottraete allo Stato di Venezia, voi non troverete più il nome di Sarpi.

E la storia del Concilio di Trento? Svela il Concilio — il cui disegno era noto ai principi del tempo — e se non un cattolico, un protestante l'avrebbe scritta; ma nessuna idea nuova balena, non una idea che possiate aggiungere a Machiavelli, non una da aggiungere al Bellarmino.

Scritto chiaro, schietto dal consultore de' dieci, frate cattolico per giunta, il libro corre pel mondo. Un protestante poteva accettarlo, un cattolico non poteva condannarlo. Ma dov'è Fra Paolo veramente?