Dalla lupa del bosco il pastor suole!

Ed è sì oppresso dal dolor che l'ange

Che al pianto della Dea punto non piange!

Miserabile vigliacco! Vi ricordate in Omero Paride sfuggito al telo d'Aiace e piangente al cospetto di Elena? Ma Paride è un vero eroe di fronte a questo Adone che non sa che piagnucolare all'appressarsi del suo rivale; ed è tanto preoccupato della sua paura che nemmeno lo tocca il pianto della Dea che egli ama!

Vi ripeto: se il poema Adone dovesse essere simbolo dell'Italia del proprio tempo, bisognerebbe spiegare un altro grande miracolo; cioè come un popolo caduto così in basso abbia potuto trovare delle vie recondite e meravigliose per rialzarsi.

Fatto è, o signore, che l'Italia si rialzò dal suo grande decadimento politico, morale ed artistico. Come questo sia avvenuto non è assunto mio il dimostrare. Il miracolo avvenne; e noi dobbiamo compiacerci che sia avvenuto, e tanto più quanto la nostra caduta era stata più miserevole e profonda.

La poesia apparve rinvigorita dalla cultura dell'umanesimo, quando dietro ad esso vi era il nerbo di una vita forte nazionale consapevole di sè e degna di un grande avvenire. La poesia mancò completamente a sè stessa quando non rimasero avanti a lei che dei modelli freddi, non più animati dai forti spiriti di una vita attuale.

Noi avevamo profusi i tesori della nostra vita arricchendone le altre nazioni; avevamo comunicate ad esse tutte le forze del nostro risorgimento; e quella che seguì al di là delle Alpi fu una resurrezione in molta parte aiutata dall'opera degl'Italiani. Ma le altri nazioni, accanto e sotto alle spoglie del vecchio umanismo, sentivano vigoreggiare una giovane vita, e seppero innestare gagliardamente il nuovo sull'antico.

La Spagna, l'Inghilterra, la Francia, ebbero la loro vita nuova. Noi, pur troppo, l'avevamo avuta. Nessuna meraviglia quindi che delle fiorenti letterature sorgessero in quei paesi; e la nostra declinasse e quasi si spegnesse. Ma quelle nazioni non dovevano troppo inorgoglirsi e non dovevano dimenticare l'Italia. Noi avevamo dato, per così dire, l'olio della nostra lampada per illuminare le lampade altrui, rimanendo quasi al buio. Ma per vie provvidenziali a poco a poco la coscienza nazionale si rifece anche in noi; si rifece dapprima in forma effimera ed appena osservabile, poi, a poco a poco, si venne determinando e rafforzando. La vita tornò ad avere uno scopo civile per l'Italia, e la sua coscienza si rinnovò.

Ed allora vedemmo insieme alla coscienza della nazione risorgere la poesia vera. Il marinismo rimase un fenomeno patologico degno d'essere studiato dagli storici. La poesia italica riprese le sue grandi tradizioni con Vittorio Alfieri, con Giuseppe Parini, con Vincenzo Monti. E dico appositamente, anche con Vincenzo Monti, poichè, per opera sua e del suo gruppo, riannodandosi agli spiriti dell'antico umanesimo, mostrò come l'anima moderna di tutti i gloriosi ricordi dell'antico anzichè indebolirsi si fortifichi e trovi in essi un aiuto alle nuove energie che le abbisognano per dare origine ad un'arte veramente nuova e vitale.