Combattut'hanno, e non pur una volta.
Eccovi in questi versi mirabilmente ritratto lo stato dell'animo suo. Perchè fuggendo vai? Se anche fugge, appena si è allontanato da lei, a ciascun passo si rivolge indietro “ripensando al dolce ben ch'io lasso„ e cerca in altre la sua immagine, non vive che della speranza di rivederla, ogni luogo lo attrista, corre da Avignone a Valchiusa, ritorna da Valchiusa a Avignone, parte per l'Italia, per la Germania, per l'Inghilterra; ma sia egli nella foresta dell'Ardenna o navighi sul Rodano e sul Po, dappertutto sogna la “bella bocca angelica„ e anela al ritorno. Poi, quando è tornato, ricominciano per lui nuovi tormenti: ora è geloso di chi gli tiene nascosto il bel viso della sua donna, ora trema per Laura malata, ora gli pare ch'ella abbia il viso turbato, che chini gli occhi, che pieghi la testa, ora si duole ch'ella tenga il velo calato sugli occhi, e di tutto si lamenta e di tutto scrive.
Le lodi di Laura sono infinite nel Canzoniere; ma accanto alle lodi sono infiniti anche i biasimi, i rimproveri, direi quasi gli oltraggi. S'ella pare al Poeta “ sovr'ogni altra gentile — Santa, saggia, leggiadra, onesta e bella „ gli pare ancora più fredda che neve, alpestra e cruda, spietata e superba, gli pare un'accorta allettatrice che non apre e non serra, non lega e non scioglie:
Tal m'ha in prigion, che non apre nè serra,
Nè per suo mi ritien nè scioglie il laccio,
che sa a tempo adoperare le soavi parolette accorte, che cerca tenerlo sempre in sospeso. Ma come quelle lodi trascendono il vero, così anche i rimproveri sono certo esagerati. Ossia, Laura è sempre quale se la finge il Poeta, nei vari momenti e nelle varie condizioni dell'animo suo. Questo vedere le cose esteriori secondo le disposizioni del proprio spirito, se è in parte comune a tutti gli uomini, è nel Petrarca abituale, continuo e necessario. Egli non afferra mai la realtà obbiettiva, ma tutto, traversando il suo spirito, ne prende il colore. Ond'è che il Canzoniere, mentre prova da un lato la verità del suo amore, è dall'altro documento novello di quella agitazione e fluttuazione continua che è il carattere fondamentale di lui. Laura fu sicuramente una donna che il Petrarca amò; ma questo amore non ha una storia, rimane sempre allo stesso punto, è più cosa interiore che esteriore. Tanto è ciò vero che l'amore più appassionato nasce quando Laura è morta. Allora ella comincia a sospirare di lui, ha per lui i dolci sguardi e le parole soavi, ha pietà delle sue lacrime, diventa gelosa e pia; ella
. . . . . . al letto in ch'io languisco,
Vien tal, ch'appena a rimirar l'ardisco,
E pietosa s'asside in su la sponda.
Con quella man che tanto disiai