Lancilotto, Tristano e gli altri erranti,
Onde convien che 'l vulgo errante agogni.
E con manifesto disprezzo accenna ai rozzi cantari Franco Sacchetti, quando, narrata quella novella del fabbro che cantando, come si canta uno cantare, alcun pezzo del poema di Dante, ne tramestava e sconciava i versi, onde il poeta, per castigarlo, gli buttò sulla via tutti i ferri e gli arnesi che aveva in bottega, soggiunge: “Il fabbro gonfiato, non sapendo rispondere, raccoglie le cose e torna al suo lavorio; e se volle cantare, cantò di Tristano e di Lancelotto, e lasciò stare il Dante.„ Ormai le vecchie leggende epiche avevano smarrito il vero e proprio carattere di leggende, e divenivano una materia tutta mobile e fantastica, senza radici nella credenza e nel sentimento, e preparata a trasformarsi in pura materia d'arte e, all'occorrenza, di beffa. Pochi anni ancora, e nascerà, qua in Firenze, Luigi Pulci.
Ecco principia nuovo secolo, appar nuovo dì, e le leggende tramontano. Tramontano le colorite leggende che avevano constellato il nostro cielo, e illuminate di fantastica luce, per lungo volger di tempi, le vie della vita, e penetrate le anime dei loro influssi, e scaldatele del loro calore. Tramontano, ma non si spengono. Come astri dilungatisi nelle profondità dello spazio, esse brillano ora in più recondite plaghe. Gli occhi delle moltitudini più non le scorgono; ma le scorgono i dotti; e figgendo in esse lo sguardo e la mente scrutano e intendono nel lume e nella natura loro non piccola parte della vita che fu, non piccola parte della grande e immortale anima della umanità.
GLI ARTISTI PISANI
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DI DIEGO MARTELLI
Donne gentili, cavalieri cortesi,
Fra le grandi scoperte di questo secolo ne è stata fatta una che si attaglia meravigliosamente al caso mio. Questa scoperta consiste nel pensare, come dall'alto di una piramide, si vedono le cose in modo assolutamente diverso da quando, dalla base si guarda di sotto in su. Difatti, ora che io mi trovo appollaiato su questo pinnacolo, sento tutta la responsabilità dell'opera, alla quale mi sono accinto; opera che mi pareva possibile quando ero alla base della piramide summentovata. Ora mi accorgo della pochezza mia, specialmente riflettendo agli illustri uomini che mi hanno preceduto, ed agli illustri che dovranno venire dopo di me. Io mi paragono ad un povero cantastorie orecchiante, ad uno zufolatore qualunque, messo al confronto dei più egregi contrappuntisti, dei divini strumenti di Paganini e di Sivori; piaccia alla bontà vostra che questo zufolo rusticano, non debba far la fine delli zufoli di montagna.
Dovendo dire dei grandi artisti, che nei primordi del risorgimento italico illustrarono e Pisa patria loro, e l'Italia tutta, io credo che si debba tornare, per così dire, un passo addietro, e mettersi bene in mente la situazione artistica, nella quale si trovava la società quando essi sorsero, ed i fatti che li precedettero. Per questa ragione mi sono domandato, se quello che usiamo chiamare bizantinismo — parola che sta a rappresentare il disprezzo delle generazioni successive e più colte, per un'epoca di ignoranza e di barbarie — sia veramente un epiteto che torni a capello, e sia per conseguenza una storica verità.
Io francamente non lo credo. Quando un mondo intiero si rinnuova, è quasi una necessità psichica quella di dimenticare le vecchie pratiche, e le vecchie teorie. Mercè lo impulso di certe dottrine e di certi sentimenti dell'anima, nasce, fiorisce e si sviluppa una certa arte. Quando questa ha percorso il suo ciclo, quando, a tempi maturi e maturati, succedono albori e risorgimenti, generati da nuove idee, e più potenti di quelle antiche, necessariamente bisogna, per un certo tempo, dimenticare il vecchio, ricostruire una verginità dell'anima, e trovare forme inusitate che con le antiche non abbiano nulla che vedere. Se penso ai monumenti insigni della epoca bizantina, ai monumenti del quinto o sesto secolo, alla Santa Sofia di Costantinopoli, al San Vitale di Ravenna, al San Clemente di Roma, e cerco in quella età, così poco nota, così poco studiata, di raccorre tutti gli elementi che mi possono dare una idea della potenza intellettiva di quel tempo, io dalla meraviglia sono indotto a credere che il bizantinismo non significhi un'epoca di barbarie, ma piuttosto un'epoca di grandi e splendidi orizzonti, un'epoca eminentemente artistica.