Si trattava delle colonne della chiesa, sulle quali gli operai vollero sentire ancora, insieme con due frati e tre maestri, il parere di Andrea Arcagnolo, l'Orcagna, il sommo architetto del tabernacolo d'Or San Michele; ma il voto doveva ponderarsi bene in quattro giorni di tempo. Un'altra adunanza, famosa nella storia del tempio, delibera il 19 dello stesso giugno intorno al fondamento delle colonne, ai valichi delle navi ed altri lavori: e delibera di concordia. E maestri, frati, cappellani, canonici, insieme con il proposto, cominciano in sul vespro dello stesso dì a cavare il primo fondamento della prima colonna, al nome di Dio e di Santa Reparata, benedetta vergine e martire, con molto trionfo di campane, d'organi e di canti. Ai maestri s'imbandì un desinare; i frati ebbero quattrini; i manovali bevettero un barile di vino, mangiando pane e melarance, malis ranciis. Maestri e frati s'erano riuniti a consiglio 38 volte, riconfortandosi, a spese dell'opera, con frutta e confetti e trebbiano.
Pochi giorni appresso il maestro Benci Cioni tenta di mettere bastoni fra le ruote, censurando il partito preso per le colonne; e non di meno il 5 di luglio, non più il proposto, ma il vescovo benedice e sagra, non solamente in nome di Dio e di Santa Reparata, ma anche in nome di san Zanobi e di tutti i santi e sante della corte celestiale, la prima pietra di marmo della prima colonna verso il campanile; e preti e chierici tenevano in mano torchietti di cera accesi, e al trionfo delle campane, degli organi e dei canti, s'unì il clangore delle trombe.
La prima pietra delle colonne era stata posta con la sua brava data scolpita sopra; ma il disegno di esse non era ideato ancora. Avevano bensì comprato per Francesco Talenti e Andrea Orcagna del gesso, acciocchè facessero ciascuno un asempro, esempio, di colonna con la base ed il capitello, e facinla per modo da poterla poi porre in luogo che ogni uomo la veggia. Il 17 luglio, sempre dell'anno 1357, otto maestri sono invitati a giudicare i due modelli di gesso. Frate Jacopo di San Marco sta per quello dell'Orcagna, benchè gli sembri peccare di soverchi aggetti e di lavori troppo miseri; e quasi tutti s'accostano a lui, sebbene a Francesco del Coro paia che la colonna abbia talune mende e sia da pensarci meglio, ed agli altri invece piaccia così come era, sanza darvi alcuna arrota o correctione, e la giudichino per più bello lavorìo e per più presto e di meno costo e più leggiadro. Solamente Giovanni di Lapo Ghini dichiara senza reticenze che non gli garba nè l'un modello nè l'altro, offerendo di farne uno egli più bello, secondo lui. Viva la schiettezza.
Gli operai ordinarono allora un consiglio di molti cittadini e canonici, ad alcuni dei quali parve che i predetti maestri avessero giudicato per animo.
Francesco e Andrea furono dunque richiesti di dare ciascuno in iscritto due nomi di maestri confidenti. I quattro, se non fossero andati d'accordo nell'arbitramento, avrebbero dovuto eleggere essi il quinto, confidente di tutti. Infatti non riescirono a intendersi, e chiamarono un orafo, Pietro del Migliore, promettendo di rimettersi nel parere di lui, il quale, con qualche modificazione, scelse la colonna di Andrea.
Malgrado ciò, si ricomincia, ordinando a Francesco Talenti ed a Giovanni di Lapo Ghini, capomaestri della fabbrica, di far dei nuovi disegnamenti, da confrontarsi poi con quello già preferito dell'Orcagna; ma il Ghini non presenta nulla. Non importa: viene da cinque maestri, in presenza degli operai, scelta all'unanimità la nuova colonna del Talenti, come più forte e bella e laudabile; e gli operai si dichiarano soddisfatti, e vogliono che codesta colonna di gesso si ponga sul primo fondamento già costrutto, e che iscritto vi sia a pie' con lettere grosse che qualunque persona volesse apporvi alcun difetto, debba fra otto dì venire agli operai o ad altri per loro a dirne l'animo suo, e sarà udito graziosamente. In oltre il provveditore Filippo Marsili inviò il messo dell'opera a tutti i maestri religiosi e secolari di Firenze, per far conoscere loro a bocca le risoluzioni intorno alla colonna, pregandoli di venire a vederla e di esprimere il proprio giudizio. Pochi giorni dopo levano l' asempro della colonna, poichè niuna cosa per niuno è stato detto sopra ciò; e danno le relative allogazioni; e il Talenti medesimo è incaricato di vigilare la esecuzione con questo severo patto, che per ogni pietra concia che si murerà alle colonne e Francesco Talenti non vi sia, egli cada in pena di soldi venti. Quando il camarlingo non trattenesse sul salario la multa, sia condannato esso camarlingo a pagare il doppio di tasca sua.
Saltiamo nove anni: al 1366.
La vecchia Santa Reparata era stata distrutta; erano state buttate giù le case dei canonici e dei cappellani, che stavano nel perimetro della chiesa nuova; bisognava pensare, dopo avere stabilito che le navi avessero quattro valichi, alla crociata, alle cappelle posteriori, che dovevano accordarsi con la novella grandiosità della parte dinanzi. Cinque orafi vennero chiamati a consiglio il 13 luglio; ma si offrono lo stesso giorno otto pittori e maestri, fra cui l'Orcagna e Taddeo Gaddi, di fare insieme entro un mese il disegno di tutta la parte posteriore del tempio. Il 13 d'agosto si convoca di fatto un consiglio, presenti otto cittadini scelti nei conventi dell'Arte, per confrontare il merito di tre modelli: il primo condotto da' maestri e dipintori in concordia, cioè i maestri Neri di Fieravante, Benci di Cione, Francesco Salvetti e l'Orcagna, ed i pittori Taddeo Gaddi, Andrea Bonaiuti, Niccolò di Tommaso e Neri di Mone; il secondo condotto da Simone figliuolo di Francesco Talenti, il terzo condotto da Giovanni di Lapo Ghini. Bisognava rispondere a questa domanda: Quale dei tre nuovi disegni pare più bello, più utile e più sicuro? Il curioso si è che vennero interrogati gli autori medesimi circa la propria opera e quelle degli emuli. Ora i maestri o dipintori rispondono, naturalmente, che il loro proprio modello è più bello, utile e forte per ogni ragione, che niun altro, mentre Giovanni di Lapo Ghini afferma, s'intende, che il modello fatto da lui gli piace di più. Ma Francesco Talenti, buon uomo, abbandona invece il lavoro del figliuolo, per appoggiare quello dei pittori e maestri, al quale si chiariscono favorevoli anche gli otto cittadini. Ed i consoli e gli operai deliberano concordi che secondo quel disegnamento la chiesa si edifichi ad onore di Dio e della sua Madre madonna Santa Maria e di Santo Zanobi e di Santa Reparata e di tutta la corte di paradiso, e a bellezza della città di Firenze. Amen.
Lo stesso giorno consoli ed operai se ne vanno al Palagio; e lì, innanzi ai Priori delle Arti e al vessillifero di giustizia, espongono ciò che hanno risoluto per le opere del tempio ottenendo promessa di aiuto e pienissima approvazione.
Pareva dunque che tutto fosse deciso. — Oibò: state a sentire.