Abbattuti i castelli, sciolti da ogni vincolo di servitù i vassalli, il Comune costringeva i signori di feudi a venire in città e fare vita civile. Con che animo e con quali passioni venissero in Firenze questi magnati a contendere in palagio coi mercanti di Calimala e coi lanaioli di Mercato Vecchio, è facile immaginare. Memori degli aviti castelli e sdegnando abitare le umili case dei cittadini, cominciarono a fabbricarsi palazzi merlati di solida architettura, con torri altissime, e mensole per reggere impalcature esterne, e grosse campanelle di ferro con catene atte a fare serraglio alle strade; vere fortezze munite, nel mezzo della città. E intorno al palazzo del capo della casata si distendevano le case dei parenti come campo trincerato a comune difesa. Mi ricordo che un giugno del 1853 passeggiando con Adolfo Thiers le vie di Firenze, ed ammirando le solide costruzioni degli antichi palazzi dei secoli XIII e XIV, senza finestre al pian terreno e colle mura rivestite di pietra forte, senza che il tempo vi abbia potuto fare una sconnettitura, egli osservava acutamente che i Fiorentini avevano inventato l'architettura della guerra civile.
E veramente arnesi validi di guerra civile furono quei palazzi abitati da famiglie che portavano in città i costumi e le prepotenze della vita feudale, aborrenti dalla quiete del vivere cittadinesco e dall'eguaglianza civile professata dal Comune. Le famiglie feudali di razza teutonica erano fortemente costituite, non per l'autorità del padre di famiglia secondo le leggi romane, ma per un legame di solidarietà riconosciuto e mantenuto da quanti uscivano dal medesimo sangue, e avevano comuni il nome e l'arme. Ed anche le famiglie di origine latina che avevano avute investiture feudali dagli Imperatori alemanni, avevano a poco a poco adottato i costumi e le consuetudini delle prime.
Questo vincolo di solidarietà, che era patto tacito di mutua offesa e difesa per tutti, debole finchè le famiglie feudali erano disperse nei castelli del contado, si fece forte e prese una forma più determinata quando queste famiglie furono costrette a vivere in Firenze, dove trovavano il popolo nemico, e dove il bisogno della comune difesa era più urgente. Perciò esse cominciarono dal fabbricarsi palagi e torri una presso all'altra, per essere vicini e pronti sempre all'offesa e alla difesa. Così c'erano vie ove quasi tutte le case appartenevano alla medesima casata, e le torri, costruite a spese comuni, si aprivano per accogliere in caso di pericolo, quanti erano di quel gruppo di famiglie. E le famiglie spesso erano numerose, ma, per quanto crescessero, non si staccavano mai dalla comunanza del nome che portava seco comunanza di passioni e d'interessi. Degli Ubertini di Mugello si contavano quindici famiglie, e i Cancellieri di Pistoia, mandarono in campo dei loro fino a 107 uomini d'arme.
Questa unione di famiglie uscite dal medesimo ceppo, che faceva comuni a tutti le offese e le vendette costituiva quel vincolo che allora si disse consorteria, e che era un prodotto più del costume che della legge, talvolta modificato dalle convenzioni, ma che sempre portava obbligo d'onore ai consorti di non infrangerlo. E la solidarietà dell'offesa portava seco la solidarietà della vendetta per tutti i consorti. Dante nel Canto XXIX dell' Inferno trova Geri del Bello suo parente che era stato ucciso e non vendicato; e l'ombra di costui fugge via sdegnosa senza voler parlare al Poeta, ond'egli ne spiega la ragione in questi versi:
. . . . . . La violenta morte
Che non gli è vendicata ancor, diss'io,
Per alcun che dell'onta sia consorte,
Fece lui disdegnoso; onde sen gio
Senza parlarmi......
Consorti si nasceva, e consortes sunt de eadem stirpe per lineam masculinam usque in infinitum, si legge nelle carte del tempo. Chi volesse rintracciare l'origine precisa delle consorterie, non verrebbe a capo di scoprirla; si trova il fatto nella storia, e la sua repressione nella legge statutaria, senza sapere quando e come si producesse. Piuttosto non mi pare oziosa l'indagine diretta a conoscere se le consorterie derivassero da costumanze germaniche o da tradizioni latine.