Pianga tua stirpe a tutto il mondo oscura.

Allo scongiuro magnanimo di Giacomo Leopardi la patria ha tenuto fede: e nell'Italia tornata, com'egli disperò di vederla, “per la terza volta regina„, il nome di Dante grandeggia come di genio tutelare. Nè è divinità che tema gli ardimenti della critica. Dalle pagine nelle quali egli vive immortale, esce qualche cosa che di per sè tende all'alto. Nel Poema di Dante cercar l'uomo non è detrarre al Poeta: perchè in quella immensa rappresentazione di ciò che “si squaderna per l'universo„ sovrastanno luminose le qualità compiute della natura italica, dell'umana: il pensiero e il sentimento, il concetto e l'ispirazione, l'azione e l'idealità.

LA LETTERATURA MISTICA

DI ENRICO NENCIONI

I.

Misticismo è quella dottrina che professa una pura e disinteressata devozione, affermando di avere diretta e immediata comunicazione col Divino Spirito, dal quale l'anima nostra deriva una conoscenza di Dio e delle cose spirituali, non ottenibile dal naturale intelletto, e che non può essere nè analizzata nè dichiarata: è uno stato psicologico, nel quale l'anima umana, penetrando nella pura essenza delle cose, scuopre anche nel Naturale il Soprannaturale.

Qualcuno mi dirà forse, come disse Byron a Coleridge quand'ebbe letto la sua sibillina Biographia literaria: Ora si prega il poeta di spiegarci la sua spiegazione....

Ma, pazienza e buona volontà, gentili uditrici e cortesi uditori. Dimenticate per un momento l'ultimo trattato di Spencer che avete studiato, l'ultimo romanzo fisiologico-patologico che avete letto, l'ultimo fascicolo dell'ultima Rivista scientifica, e l'anno di grazia 1891. Per un momento, sforzatevi di rivivere in un remoto passato.... Rievochiamolo insieme.... si tratta sempre dell'eterna anima umana — e tutto quello che l'uomo ha pensato, creduto ed amato sinceramente, è, o dovrebb'essere, sempre caro e sacro per l'uomo.

Carattere essenziale del vero mistico è l'ammirazione nell'adorazione: egli è colpito, wonderstruck, come dicon gli Inglesi, dal miracolo permanente dell'Universo e dal mistero del proprio io. Il mistico rassomiglia a quel giovine di cui canta Heine, che di notte, in riva al mare deserto, dice ai flutti: “Oh spiegatemi l'enimma della Vita, l'enimma doloroso ed antico che ha tormentato tante teste! — teste coperte da mitrie geroglifiche, da turbanti, da berrette, da parrucche; e tante altre povere e bollenti teste umane. — Che cosa significa l'uomo? che cos'è? d'onde viene? dove va?„ — Il grande scettico poeta soggiunge: “I flutti mormorano il loro murmure eterno, il vento soffia, le nuvole fuggono, le stelle scintillano fredde e indifferenti — e il giovine pazzo aspetta ancora una risposta....„ Per il mistico invece, la risposta c'è; misteriosa, ma vivente e immediata, consolante e terribile a un tempo, illuminando come alla luce d'un lampo, i grandi misteri dell'Universo, dell'anima umana e di Dio.

Certo, in faccia al grande arcano dell'Universo, è naturale nell'uomo la maraviglia e come un sacro terrore. È tanto naturale, che non vi è, credo, nemmeno fra i positivisti più dichiarati, chi non abbia, o non abbia avuto in vita sua, un momento di questo stupore, e in conseguenza un lampo di misticismo.