Un uomo adulto di anni e sempre giovane di cuore, ha chiuso nell'anima e custodito come un sacro e geloso segreto, l'amore profondo che sente per una giovinetta di sedici anni. Ma la bella Evelyn Hope è morta; ed egli siede e veglia un'ora presso il letto ov'essa giace cadavere.... Quella è la sua piccola libreria, questo il suo letto: essa avea colto con le sue mani quel ramicello di geranio che comincia a morire anche lui nel calice di cristallo, sul tavolino. Poco o nulla è mutato nella cameretta: le imposte son chiuse, nè passa altra luce fuorchè quella di due lunghi raggi gialli, dagli spiragli della finestra....
Egli medita, triste ma rassegnato: — Morta a sedici anni! Forse essa aveva appena sentito parlare di lui: non era ancora venuto per lei il tempo di amare: e poi, la sua vita aveva altre speranze, altre occupazioni, e piccole cure e doveri — ed ora era quieta, ora attiva — finchè, d'improvviso, la mano di Dio le ha fatto un cenno — e quella soave fronte bianca è tutto ciò che resta di lei.
“Ah! (egli dice sottovoce alla morta, nel crepuscolo della verginale cameretta) è dunque troppo tardi, o Evelyn Hope? E che? la tua anima era pura e vera; i benefici astri avean versato su te le più divine influenze, eri fatta di anima e di fuoco, di rugiada e di luce; e perchè io avevo tre volte i tuoi anni, e i nostri sentieri divergevano così staccati nel mondo, mi si dirà che non eravamo nulla l'uno per l'altro, che eravamo compagni mortali e niente di più?... No, in verità! Poichè Dio ha creato l'amore per ricompensare l'amore, io ti reclamo, o Evelyn Hope, io reclamo il tuo amore in nome dell'amor mio. Potrà essermi ritardato ancora per altre vite, tra vari altri mondi che io dovrò traversare.... Molto avrò da imparare, molto da dimenticare, prima che arrivi il tempo di possederti. Ma quel tempo verrà, — alla fine verrà — quando io saprò che cosa voleva dire, nel basso pianeta della Terra, in anni tanto remoti, quel tuo corpo ed anima così puri e lieti.... indovinerò perchè i tuoi capelli avevano il colore dell'ambra, e la tua bocca era rossa come i tuoi gerani; e: ho vissuto (ti dirò) ho vissuto tanto da quel tempo, o Evelyn Hope, ho conquistato i guadagni di varie esistenze, ho profittato di tanti secoli, ho provato ogni ora e ogni clima: ma una cosa sola sentivo sempre, in fondo all'anima, che mi mancava, e che io le mancavo: e sempre ti ho sospirata, e ti ritrovo, e sei mia!
“Intanto, per ora, silenzio.... Io ti dò a serbare questa foglia: vedi, io la chiudo dentro la tua soave gelida mano — così!... Questo è il nostro segreto: dormi ora in pace — più tardi, ti sveglierai, e ti ricorderai, e intenderai.„
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Questo mistico concetto, intravisto dai vecchi savi d'Oriente — vagheggiato da Platone — cantato da alcuni poeti del secolo XIII e XIV — illustrato da Pico della Mirandola e altri Platonici del secolo XV — e ripreso ed espresso ripetutamente da Gœthe e da Schelling, da Gian Paolo e da Novalis, e recentemente da Roberto Browning — se non è cristianamente ortodosso, non contradice nemmeno al concetto fondamentale del Cristianesimo; ed è un'idea altamente poetica e consolante. Ed a momenti, ci par più che possibile questa scala di vite, queste ascensioni dell'anima in altri mondi. I mondi di cui Dio ha popolato lo spazio son tanti! Settant'anni di prova parrebbero troppo pochi per l'anima umana che ha aspirazioni infinite. Se fosse vero!... Passata la gioventù, ci rimarrebbe tra le ceneri del fuoco della passione, l'oro della esperienza — e la vecchiaia sarebbe un prepararsi, ammaestrati dal passato, al futuro: a mettere in atto quel che qua s'era a mala pena imparato; a leggere ciò che a fatica si compitava; a dire ciò che a stento si balbettava quaggiù.... Tutto quello che non potemmo essere sulla Terra — ed a cui pur ci sentivamo nati — tutto quello che era in noi e che il mondo ignorò — la poesia muta, l'amore soffogato, il momento fatale perduto, tutto avrebbe un giorno, altrove, azione e sviluppo, compimento e successo. Sarà un sogno del misticismo, ma convenite che è un sogno sublime.
L'anima umana, o signori, è una e identica in tutti i tempi. La rêverie religiosa della “ascosa vergine„ d'oggi, è simile a quella di santa Matilde — e la suora di carità del secolo XIX prova nel suo tranquillo ed eroico apostolato, quel che provava santa Elisabetta d'Ungheria. Il giovine appassionato che oggi per possedere l'amata donna affronta e vince i più ardui e lunghi ostacoli, è fratello di quel Giacobbe che per amore soffriva in silenzio e volontariamente serviva. La Fede e l'Amore, nei loro entusiasmi e nelle loro aspirazioni, nelle loro lacrime desolate e negli estatici sorrisi, vivono eterni: e il misticismo, inteso nella sua più larga e comprensiva espressione, cesserà solo con l'ultimo palpito dell'ultima creatura umana.
IL PETRARCA
DI ADOLFO BARTOLI
Accorrevano festanti gli esuli Bianchi a Pisa, incontro al biondo Arrigo; ed era tra quegli esuli un uomo, che traevasi dietro la moglie e due figli ancora in tenera età. Uno di quei fanciulli vide un giorno, forse nella casa paterna, un altro esule, non vecchio ancora, ma sul cui volto dovevano le lunghe speculazioni, i pensieri profondi, gli acuti dolori, avere impresso segni indelebili.