Parmi d'udirla, udendo i rami e l'ore
E le fronde e gli augei lagnarsi e l'acque
Mormorando fuggir per l'erba verde.
Questo sentimento esclusivo, questa unicità d'immagine, questo pensiero affascinatore fu senza dubbio qualche volta proprio del Petrarca, ma solamente qualche volta, potrei forse dire qualche rara volta. Il più spesso erano ondeggiamenti, erano titubanze e incertezze. E la prima incertezza quella della natura dell'amor suo, come l'amava egli questa donna di cui andava cantando? L'amava come una donna o si contentava di adorarla come cosa celeste? Per quanto egli gridi che l'amor suo è puro, che lo guida a Dio, che gli mostra la via della salute eterna, noi possiamo esser certi che nel suo petto bollirono anche cupidi desideri e che invidiò Pigmalione perchè potè ottenere mille volte quello ch'egli si contenterebbe di avere una volta sola:
Pigmalion, quanto lodar ti dei
Dell'immagine tua, se mille volte
N'avesti quel ch'io sol una vorrei.
E fu questa, del resto, una fortuna per l'arte; poichè a questo amore reale per la donna, noi dobbiamo quello che c'è di più bello, di più schietto, di più profondo nella poesia Petrarchesca. A questo sentimento dobbiamo, come ha detto un moderno, se il Petrarca “cominciò a svolgere gentilmente l'umano dalle fasce teologiche nelle quali lo aveva stretto il medioevo, e lo sollevò e lo ricreò da quelli annegamenti divini a cui la mistica lo abbandonava„.
Ma l'amore reale per la donna si confondeva troppo spesso in lui ad altri sentimenti. Ora era il pensiero del cielo che lo assaliva, e allora chiamava perduti i giorni che aveva consacrati a Laura, chiamava dispietato il suo giogo:
Padre del ciel, dopo i perduti giorni,