Dopo le notti vaneggiando spese,
Con quel fero desìo che al cor s'accese
Mirando gli atti per mio mal si adorni,
Piacciati omai, col tuo lume, ch'io torni
Ad altra vita ed a più belle imprese;
Sì ch'avendo le reti indarno tese,
Il mio duro avversario se ne scorni.
Or volge, Signor mio, l'undecim anno
Ch'io fui sommesso al dispietato giogo
Che sopra i più soggetti è più feroce.