2.º La famiglia punalua. Se il primo progresso dell'organizzazione consistette nell'escludere dalla pratica sessuale reciproca i genitori ed i figli, il secondo consistette nell'escluderne le sorelle e i fratelli. Questo progresso, stante la maggior eguaglianza d'età degl'interessati, fu infinitamente più importante, ma anche più difficile; esso si effettuò gradatamente, incominciando colla esclusione dal rapporto sessuale dei fratelli e delle sorelle carnali[11] (cioè dal lato materno), dapprima in casi particolari, divenendo regola a poco a poco (nell'Hawai avvenivano eccezioni ancora in questo secolo), e terminando col divieto del connubio perfino tra fratelli e sorelle collaterali, cioè, giusta la nostra designazione, tra figli, nipoti e pronipoti dei fratelli e delle sorelle; esso forma, secondo Morgan, «una eccellente illustrazione dell'azione del principio della selezione naturale». Non v'ha dubbio che le tribù, nelle quali il matrimonio tra consanguinei (Inzucht) venne limitato da questo progresso, dovettero svilupparsi più rapidamente e più completamente di quelle, nelle quali il matrimonio tra fratelli e sorelle restava regola e legge. E quanto fosse sentita l'azione di questo progresso, lo prova la istituzione della gente, che scaturì direttamente da esso e che, oltrepassando di gran lunga il suo primo scopo, formò la base dell'ordinamento sociale della maggior parte, se non di tutti, i popoli barbari della terra, e dalla quale noi entriamo immediatamente, in Grecia come in Roma, nel periodo della civiltà.

Ogni famiglia primitiva dovette scindersi al più tardi nel corso di due o tre generazioni. La economia domestica comunistica originaria, che perdura senza eccezione fino in pieno mezzo della barbarie, stabiliva una grandezza massima della comunità di famiglia, varia secondo le circostanze, ma supergiù determinata per ciascuna località. Appena sorse l'idea della sconvenienza dell'unione sessuale tra figli di una stessa madre, essa dovette agire sulle divisioni delle antiche comunità domestiche e sulla fondazione delle nuove (che però non coincidevano necessariamente coi gruppi di famiglie). Una o più serie di sorelle divennero il nucleo dell'una, i loro fratelli carnali quello dell'altra. Così, o analogamente, dalla famiglia consanguinea scaturì la forma da Morgan denominata «famiglia punalua».

Secondo l'uso dell'Hawai, un dato numero di sorelle, carnali o di grado più lontano (cioè cugine di 1.º, di 2.º o di qualsiasi altro grado) erano le mogli comuni dei loro mariti comuni, ma dai quali venivano esclusi i loro fratelli; ora questi mariti non si chiamavano più vicendevolmente fratelli, nè in realtà occorreva che lo fossero, ma punalua, cioè intimi compagni o associati. Così pure una serie di fratelli carnali o di più lontano grado avevano un dato numero di mogli, non loro sorelle, in matrimonio comune, e queste mogli si chiamavano tra loro punalua. Questa la forma classica di una disposizione di famiglie, che comportò posteriormente una serie di variazioni, e il cui tratto caratteristico essenziale era: comunità reciproca dei mariti e delle mogli in un determinato circolo di famiglia, dal quale però erano esclusi i fratelli delle mogli, prima i fratelli carnali, poi anche quelli più lontani, e inversamente del pari le sorelle dei mariti.

Questa forma di famiglia ci presenta colla maggior precisione i gradi di parentela, quali li esprime il sistema americano. I figli delle sorelle di mia madre sono anche figli di lei, come pure i figli dei fratelli di mio padre sono altresì suoi figli, ed essi sono tutti miei fratelli e mie sorelle; ma i figli dei fratelli di mia madre sono suoi nipoti, i figli delle sorelle di mio padre sono nipoti di mio padre, ed essi tutti sono miei cugini e mie cugine. Perciocchè, mentre i mariti delle sorelle di mia madre sono tuttavia suoi mariti, e così pure le mogli dei fratelli di mio padre sono ancora sue mogli — di diritto, se non sempre di fatto —; il divieto sociale della pratica sessuale tra fratelli e sorelle ha diviso in due classi i figli dei fratelli e delle sorelle, trattati sinora come fratelli e sorelle senza distinzione: gli uni rimangono, dopo come prima, fratelli e sorelle (più lontani) tra loro; gli altri, i figli, qui del fratello, là della sorella, non possono essere più a lungo fratelli e sorelle, non possono più avere comuni genitori, nè il padre, nè la madre, nè ambidue, e perciò diviene per la prima volta necessaria la classe dei nipoti e delle nipoti, dei cugini e delle cugine, che non avrebbe avuto senso nel passato ordinamento di famiglia. Il sistema di parentela americano, che sembra affatto assurdo in qualsiasi forma di famiglia basata sul connubio individuale di qualunque specie, viene spiegato razionalmente e trovasi naturalmente motivato, sin nelle più piccole particolarità, per mezzo della famiglia punalua. Fin dove si è trovato diffuso questo sistema di parentela, almeno fino lì dev'essere anche esistita la famiglia punalua, o una forma analoga.

È verosimile che questa forma di famiglia, dimostrata effettivamente esistente in Hawai, sarebbe stata dimostrata egualmente in tutta la Polinesia, se i pii missionarii, come un tempo i monaci spagnuoli in America, avessero saputo vedere in siffatti rapporti anticristiani qualcosa più di un semplice abominio[12]. Quando Cesare ci narra dei Britanni, che si trovavano allora nello stadio medio della barbarie: «essi hanno le loro mogli in comune fra dieci o dodici di loro, e sovente fratelli con fratelli e genitori con figli» — ciò si spiega nel miglior modo come connubio per gruppi. Quelle madri barbare non avevano 10 o 12 figli in età da poter tenere mogli in comune, ma il sistema di parentela americano, che corrisponde alla famiglia punalua, offre molti fratelli, perchè tutti i cugini prossimi e lontani di un uomo sono suoi fratelli. Il «genitori con figli» può essere un falso concetto di Cesare; non è però assolutamente escluso, in questo sistema, che padre e figlio, o madre e figlia, possano trovarsi nel medesimo gruppo matrimoniale, sibbene è escluso che possano trovarvisi padre e figlia, o madre e figlio. Questa, od altra analoga forma di famiglia del connubio per gruppi, presenta del pari la più ovvia spiegazione dei racconti di Erodoto e di altri antichi scrittori sulla comunione delle donne presso le popolazioni selvagge e barbare. Famiglia punalua deve anch'essere quella che Watson e Kave (The People of India) raccontano dei Tikurs dell'Audh (al nord del Gange): «Essi convivono (intendasi sessualmente) quasi senza distinzione in grandi comunità, e, se due persone passano come coniugi, il legame non è che nominale».

Direttamente dalla famiglia punalua sembra uscita, nella grande generalità dei casi, la istituzione della gente. In verità il sistema di classi australiano ci offre un altro punto di partenza, dal quale poteva svilupparsi questa istituzione; gli Australiani hanno genti, ma non hanno ancora una famiglia punalua, bensì una forma più grossolana del connubio per gruppi.

In tutte le forme della famiglia per gruppi, è incerto il padre di un bambino, ma la sua madre è certa. Sebbene chiami suoi figli tutti figli della famiglia collettiva ed abbia per essi doveri materni, tuttavia essa distingue i suoi propri figli. È quindi chiaro che, finchè esiste connubio per gruppi, la discendenza non può dimostrarsi che dal lato materno, e quindi non è riconosciuta che la linea femminile. È questo infatti il caso presso tutt'i popoli selvaggi e appartenenti allo stadio inferiore della barbarie; ed averlo scoperto pel primo, è il secondo grande merito di Bachofen. Egli designa questo riconoscimento esclusivo della discendenza materna, e i rapporti ereditarii che col tempo nascono da esso, col nome di «diritto materno». Per brevità io conservo questo nome, ma esso è inesatto, poichè, a questo stadio sociale, non può ancora parlarsi di «diritto» nel senso giuridico.

Se della famiglia punalua prendiamo ora uno dei due gruppi-modello, cioè quello di una serie di sorelle carnali e di grado più lontano (cioè a dire discendenti in primo, in secondo o in un grado più remoto da sorelle carnali) insieme ai loro figli e ai loro fratelli carnali o di grado più remoto dal lato materno (che, secondo la nostra presupposizione, non sono loro mariti), noi abbiamo appunto il circolo delle persone, che appariscono più tardi come membri di una gente nella prima forma di questa istituzione. Essi tutti hanno uno stipite materno comune, e, in virtù di questa origine, le figlie formano generazioni di sorelle. Ma i mariti di queste sorelle non possono esser più i loro fratelli, non possono cioè discendere da questo stipite materno, e quindi non possono appartenere al gruppo consanguineo, alla futura gente; però i loro figli appartengono a questo gruppo, poichè la discendenza dal lato materno è la sola decisiva, essendo la sola certa. Una volta stabilito il divieto dell'unione sessuale fra tutti i fratelli e tutte le sorelle, compresi i più lontani parenti collaterali dal lato materno, il suddetto gruppo si è anche trasformato in una gente, si è Costituito cioè come un circolo fisso di consanguinei di linea femminile, che non possono più sposarsi tra loro, e che quindinnanzi si consolida sempre più con altre istituzioni comuni sociali e religiose ed è distinto dalle altre genti della stessa tribù. Di ciò particolareggiatamente più tardi. Ma quando troviamo, che necessariamente, spontaneamente, la gente si sviluppa dalla famiglia punalua, noi siamo obbligati ad ammettere la pristina esistenza di questa forma di famiglia come quasi certa per tutti quei popoli, presso i quali sono dimostrabili istituzioni gentili, cioè a un di presso per tutti i barbari e per tutti i popoli avviati a civiltà.

Quando Morgan scrisse il suo libro, le nostre nozioni intorno al connubio per gruppi erano ancora molto limitate. Avevasi qualche conoscenza del connubio per gruppi degli Australiani organizzati in classi; inoltre Morgan, fin dal 1871, aveva pubblicate le notizie che possedeva sulla famiglia punalua dell'Hawai. La famiglia punalua forniva, da un lato, la completa spiegazione del sistema di parentela dominante tra gli Indo-americani, che era stato per Morgan il punto di partenza di tutte le sue indagini, e dall'altro, il vero punto di derivazione della gente a diritto materno; essa rappresentava poi un grado di sviluppo molto più elevato delle classi australiane. Era quindi comprensibile che Morgan la concepisse come lo stadio di sviluppo che precede immediatamente quello del connubio sindiasmico e le attribuisse una generale diffusione nei tempi anteriori. Dopo d'allora, noi imparammo a conoscere una serie di altre forme di connubio per gruppi, e sappiamo ora che a questo proposito Morgan andò troppo oltre. Ma egli ebbe pur sempre la fortuna di trovare nella sua famiglia punalua la forma più elevata e classica del connubio per gruppi, quella forma dalla quale si spiega nel modo più semplice la transizione a una forma superiore.

Il più essenziale contributo alla conoscenza del connubio per gruppi lo dobbiamo al missionario inglese Lorimer Fison, che per lunghi anni studiò questa forma di famiglia sul suo terreno classico, in Australia. Egli rinvenne il più basso grado di sviluppo presso i negri del monte Gambier nell'Australia meridionale. Qui tutta la tribù è divisa in due grandi classi, Kroki e Kumiti. I rapporti sessuali in ciascuna di queste classi sono rigorosamente vietati; invece ogni uomo di una classe è lo sposo nato di ogni donna dell'altra classe, e reciprocamente. Non gli individui, ma gli interi gruppi son conjugati tra loro, classe con classe. E, si noti, qui non è fatta in nessun luogo riserva alcuna per differenze di età o per consanguineità speciali, salvo quella che risulta dalla separazione in due classi esogame. Un Kroki ha per sposa legittima ogni donna Kumite; e poichè la sua propria figlia, come figlia di una donna Kumite, è, giusta il diritto materno, anche Kumite, essa è con ciò la sposa nata di ogni Kroki, quindi anche del suo proprio padre. Almeno, l'organizzazione di classe, quale ci si presenta, non pone a ciò alcun ostacolo. O quindi questa organizzazione è nata in un tempo, in cui, malgrado il vago istinto di frenare il connubio tra consanguinei, non si trovava ancora nulla di particolarmente abbominevole nell'unione sessuale tra genitori e figli; e in questo caso il sistema delle classi sarebbe nato direttamente da uno stato di assoluta promiscuità sessuale. Ovvero il rapporto sessuale tra genitori e figli era già vietato dall'uso quando nacquero le classi; e allora lo stato attuale richiama la famiglia consanguinea ed è il primo passo per uscirne. Quest'ultima ipotesi è la più probabile. Per quanto mi consta, non si hanno dall'Australia esempi di connubio tra genitori e figli, e anche la posteriore forma della esogamia, la gente a diritto materno, presuppone di regola il tacito divieto di questa pratica, come vigente all'epoca della sua fondazione.