Ricostruendo così a ritroso la storia della famiglia, Morgan, d'accordo in ciò colla più parte dei suoi colleghi, arriva ad uno stato primitivo, nel quale regnava nella tribù la promiscuità completa, sicchè ogni donna apparteneva ad ogni uomo, ed ogni uomo egualmente ad ogni donna. Di un tale stato primitivo già si è parlato fin dal secolo scorso, ma soltanto con frasi generiche; Bachofen pel primo, ed è questo uno dei suoi grandi meriti, lo prese sul serio e ne cercò tracce nelle tradizioni storiche e religiose. Noi sappiamo oggi, che queste tracce da lui rinvenute non riconducono affatto a un periodo sociale di illimitata promiscuità sessuale; ma ad una forma molto posteriore, al matrimonio per gruppi. Quel periodo sociale primitivo, se effettivamente ha esistito, appartiene ad un'epoca così remota, che difficilmente possiamo sperare di trovarne prove dirette nei fossili sociali, presso i selvaggi più arretrati. Il gran merito di Bachofen sta appunto nel l'aver portato tale questione al primo posto delle nostre indagini[9].

Venne di moda testè di negare questo periodo iniziale della vita sessuale dell'uomo. Si vuol risparmiare questa «vergogna» all'umanità. E per ciò si fa valere non soltanto il difetto di qualsiasi prova diretta, ma anche l'esempio del rimanente mondo animale. Letourneau (Évolution du mariage et de la famille, 1888) ne ricava numerosi fatti, secondo i quali una promiscuità sessuale assolutamente illimitata non apparterrebbe che alle infime specie. Ma da tutti questi fatti io posso trarre soltanto l'illazione, che essi non provano assolutamente nulla per l'uomo e per le sue relazioni nella vita primitiva. I connubii a lungo termine fra i vertebrati si spiegano sufficientemente con cause fisiologiche; per esempio, negli uccelli, col bisogno di aiuto che hanno le femmine durante la covatura; nè gli esempi di fedele monogamia, che si trovano presso gli uccelli, provano alcunchè per gli uomini, appunto perchè questi non discendono dagli uccelli. E se la stretta monogamia fosse il culmine di ogni virtù, la palma ne spetterebbe al tenia, che, in ognuno dei suoi da 50 a 200 proglottidi o sezioni, possiede un completo apparato sessuale femminile e maschile, e passa tutta la vita ad accoppiarsi con sè stesso in ognuna di queste sezioni. Ma, se ci limitiamo ai mammiferi, noi troviamo in essi tutte le forme della vita sessuale; promiscuità, principi di matrimonio per gruppi, poligamia, connubio individuale; non manca che la poliandria, la quale non era possibile che agli uomini. Anche i nostri più prossimi parenti, i quadrumani, ci offrono tutte le possibili varietà di aggruppamenti di maschi e di femmine; e, se ci teniamo in limiti ancor più angusti, e consideriamo soltanto le quattro scimmie antropomorfe, Letourneau ci sa dire soltanto che esse ora sono monogame, ora poligame, mentre Saussure, citato da Giraud-Teulon, le dichiara monogame. Anche le affermazioni più recenti, di Westermarck (The History of Human Marriage, London 1891), sulla monogamia delle scimmie antropomorfe, sono ancora ben lungi dall'essere una prova. Insomma, i ragguagli sono tali, che Letourneau sinceramente ammette: «che non vi ha, del resto, tra i mammiferi alcun rigoroso rapporto tra il grado dello sviluppo intellettuale e la forma dell'unione sessuale». Ed Espinas (Des sociétés animales, 1877) dice addirittura: «L'orda è il gruppo sociale più elevato, che possiamo osservare negli animali. Essa è, a quanto sembra, composta di famiglie, ma sin dal principio la famiglia e l'orda stanno in antagonismo, esse si sviluppano in rapporto inverso.»

Noi non sappiamo dunque quasi nulla di determinato sugli aggruppamenti famigliari o altri aggruppamenti sociali delle scimmie antropomorfe; le notizie che ne abbiamo si contraddicono diametralmente. E non è meraviglia, quando si consideri come sono contraddittorie e quanto bisogno hanno del vaglio critico anche le notizie che possediamo sulle tribù umane allo stato selvaggio; e si rifletta quanto più difficili da osservarsi siano le società delle scimmie a paragone delle umane. Sinchè dunque non avremo dati maggiori, ci è forza rinunciare a qualsiasi conclusione in proposito.

Al contrario, il passo citato dell'Espinas ci offre una base migliore.

Orda e famiglia non sono, negli animali superiori, complementi reciproci, ma sono in antitesi. Espinas dimostra molto bene come la gelosia dei maschi nel tempo degli amori rallenta o dissolve temporaneamente ogni orda sociale. «Dove la famiglia è molto strettamente unita, non si formano le orde se non come rare eccezioni. Dove invece esiste la promiscuità sessuale e la poligamia, l'orda nasce quasi da sè.... Perchè nasca un'orda, devono essere rallentati i vincoli di famiglia e l'individuo deve ridivenir libero. Gli è perciò che negli uccelli troviamo così raramente orde organizzate... Nei mammiferi invece troviamo società più o meno organizzate, appunto perchè qui l'individuo non scompare nella famiglia.... La coscienza collettiva dell'orda non può quindi avere, al suo nascere, un peggiore nemico della coscienza collettiva della famiglia. Non esitiamo ad affermarlo: se si è sviluppata una forma di società più elevata della famiglia, ciò non può essere avvenuto che incorporando in sè famiglie già profondamente alterate; il che non esclude che queste famiglie trovassero in ciò la possibilità di ricostituirsi poi in circostanze molto più favorevoli.» (Espinas, loco citato, da Giraud-Teulon, Origines du mariage et de la famille, 1884, pag, 518-520).

Noi vediamo dunque, che le società degli animali possono avere, senza dubbio, un certo valore per le conclusioni da dedurre relativamente alle società umane, ma solo un valore negativo. Per quanto ci consta, l'animale vertebrato superiore non conosce che due forme di famiglia: poligamia o unione di coppie isolate; in ambo i casi non vi è se non un maschio adulto, uno sposo solo. La gelosia del maschio, che è insieme legame e limite della famiglia, pone la famiglia animale in antitesi con l'orda; l'orda, la forma sociale superiore, è qua resa impossibile, là indebolita o distrutta durante gli amori, nel migliore dei casi, ostacolata nei suoi ulteriori sviluppi, dalla gelosia del maschio. Questo già basta a provare che famiglia animale e società umana primitiva sono cose senza nesso fra loro; che i primi uomini, che si elevarono dall'animalità, o non conobbero famiglia di sorta, o tutt'al più ne conobbero una forma che non si rinviene fra gli animali. Un animale così inerme come il futuro uomo poteva, a rigore, in piccolo numero cavarsi d'impaccio anche nello stato di isolamento, quello stato in cui la più elevata forma sociale è la coppia isolata quale viene attribuita, sulla fede dei cacciatori, dal Westermarck al gorilla e allo schimpanzé. Ma per elevarsi dall'animalità, per effettuare il più grande progresso che si vegga in natura, occorreva un altro elemento: occorreva compensare il difetto della forza difensiva dell'uomo isolato, con la unione delle forze e la cooperazione dell'orda. Con rapporti sociali simili a quelli delle scimmie antropomorfe, non si spiegherebbe la transizione all'umanità; queste scimmie pajono piuttosto linee collaterali deviate, regredienti e probabilmente destinate a poco a poco a perire. Questo basta a farci respingere qualsiasi parallelo tra le loro forme di famiglia e quelle dell'uomo primitivo. Ma la reciproca tolleranza dei maschi adulti, l'assenza di gelosia, era la prima condizione perchè si potessero formare cotesti grandi e stabili gruppi, per mezzo de' quali soltanto si poteva effettuare il passaggio dall'animalità all'umanità. E, infatti, qual'è la forma di famiglia più antica e primitiva, di cui la storia ci mostra inconfutabilmente l'esistenza, e che, quà e là, possiamo ancora oggi studiare? Il connubio per gruppi, la forma nella quale interi gruppi di uomini e interi gruppi di donne si posseggono mutuamente e che lascia ben poco campo alla gelosia. E di più, noi troviamo, a uno stadio posteriore di sviluppo, la forma eccezionale della poliandria, che esclude assolutamente qualsiasi senso di gelosia ed è quindi sconosciuta agli animali. Ma poichè le forme a noi note del connubio per gruppi sono accompagnate da condizioni così singolarmente complicate, che ci riconducono di necessità a forme anteriori più semplici dei rapporti sessuali, e quindi, in ultima analisi, a un periodo di promiscuità assoluta, corrispondente alla transizione dall'animalità all'umanità; così il richiamo alle unioni degli animali non vale che a ricondurci al punto dal quale ci avrebbe dovuto allontanare per sempre.

Che cosa significa dunque: promiscuità sessuale senza regole? Significa questo solo: che le regole o limitazioni, in vigore oggi o in un epoca anteriore, allora non esistevano. Noi abbiamo già veduto cadere le barriere della gelosia. Se c'è qualche cosa di certo, è che la gelosia è un sentimento sviluppatosi relativamente tardi. Lo stesso è da dirsi dell'idea di incesto. Non soltanto, nell'epoca primitiva, fratello e sorella erano marito e moglie, ma oggi ancora la pratica sessuale tra genitori e figli è in vigore presso molti popoli. Bancroft (The Native Races of the Pacific Coast of North America, 1875, vol. I) attesta questo dei Caviati sulla strada di Behring, dei Cadiachi presso Alaska, dei Tinneh nell'interno del Nord America inglese; Letourneau raccoglie ragguagli di questo stesso fatto tra i Chippeways indiani, i Cucù del Chili, i Caraibi, i Karens del fondo dell'India; senza parlare delle narrazioni degli antichi Greci e Romani sopra i Parti, i Persiani, gli Sciti, gli Unni, ecc. Prima che si inventasse l'incesto (poichè esso è una vera invenzione, e delle più preziose) il rapporto sessuale fra genitori e figli non poteva fare più scandalo del rapporto sessuale fra persone appartenenti a due diverse generazioni. Quest'ultimo si dà ancor oggi, nei paesi i più spigolistri, senza destar grande orrore; zitellone di oltre 60 anni sposano pure, se abbastanza ricche, giovanotti che rasentano i trenta. Ma se, dalle forme di famiglia le più primitive che noi conosciamo, stacchiamo le idee d'incesto che vi sono connesse, idee affatto diverse dalle nostre e spesso anzi in diretta contraddizione con esse, eccoci ad una forma di rapporto sessuale che non si può qualificare se non come «senza regole»; e lo è nel senso che non esistono ancora le restrizioni imposte poi dall'uso. Ma non è vero che da ciò venga necessariamente, nella pratica quotidiana, un orribile caos. Le unioni temporanee in singole coppie non sono punto escluse, tanto che, anche nel connubio per gruppi, esse formano la maggioranza dei casi. E se colui che più recentemente ha negato questo stato primitivo di cose, il Westermarck, designa come matrimonio ogni stato, in cui due esseri di diverso sesso rimangono uniti sino alla nascita del rampollo, ben è da dirsi che questa specie di matrimonio poteva benissimo avverarsi nello stadio della promiscuità senza contraddire ad essa, cioè alla mancanza di regole fisse imposte dall'uso alle relazioni sessuali, Westermarck parte senza dubbio dal concetto che «la mancanza di regole (o la promiscuità) implica la compressione delle inclinazioni individuali», talchè «la prostituzione ne è la forma più genuina». A me pare piuttosto che rimane impossibile ogni intelligenza dello stato di cose primitivo finchè lo si guardi con la lente del lupanare.

Ma ritorniamo al connubio per gruppi. Secondo il Morgan, da questo stato primitivo di rapporti sessuali senza regole, si sviluppò probabilmente molto presto:

1.º La famiglia consanguinea (Blutsverwandtschaftsfamilie), primo stadio della famiglia. Qui i gruppi conjugali sono distinti per generazioni: tutti i nonni e tutte le nonne, nei limiti della famiglia, sono tra loro mariti e mogli, così pure i loro figli, cioè i padri e le madri; i costoro figli formeranno a loro volta un terzo circolo di sposi comuni, e i figli di questi ultimi, i pronipoti dei primi, un quarto. In questa forma di famiglia sono quindi reciprocamente esclusi dai diritti e dai doveri (come diremmo noi) del matrimonio, soltanto predecessori e successori, genitori e figli. I fratelli e le sorelle, i cugini e le cugine di 1.º, di 2.º e di qualsiasi altro grado più lontano sono tutti fratelli e sorelle tra loro e, appunto perciò, sono tutti marito e moglie l'uno dell'altro. Il rapporto di fratello e sorella implica, per sè stesso in questo stadio, la pratica sessuale reciproca[10]. La forma tipica di una tale famiglia consisterebbe nella discendenza di una coppia, nella quale, a loro volta, i discendenti di ogni singolo grado sono tutti fratelli e sorelle, e appunto perciò mariti e mogli tra loro.

La famiglia consanguinea è scomparsa. Anche i popoli più rozzi, dei quali narra la storia, non ne offrono alcun esempio. Ma come essa debba aver esistito, ci costringe ad ammetterlo il sistema di parentela dell'Hawai, ancora oggi in vigore in tutta la Polinesia, che esprime gradi di parentela consanguinea, quali possono nascere soltanto da cotesta forma di famiglia; ci costringe ad ammetterlo tutto l'ulteriore sviluppo della famiglia, che presuppone quella forma come primo stadio necessario.