Per il matrimonio, la legge, anche la più progredita, è pienamente soddisfatta, quando gl'interessati hanno espressa formalmente a verbale la loro spontaneità; quanto a ciò che avviene dietro lo scenario giuridico, là dove si svolge la vita reale, e come cotesto spontaneo consenso si ottenga, di tutto ciò nè il giurista, nè la legge possono curarsi. Eppure una semplice osservazione di diritto comparato mostrerebbe al giurista il valore di cotesta spontaneità. Nei paesi, dove ai figli è legalmente assicurata una parte della fortuna paterna, dove cioè non li si può diseredare — in Germania, nei paesi di diritto francese, ecc. — si esige, per contrarre matrimonio, il consenso dei genitori. Nei paesi di diritto inglese, dove il consenso dei genitori non è legalmente necessario, i genitori hanno piena libertà di disporre della loro fortuna, e possono a piacere diseredare i loro figli. Ciò malgrado, o meglio appunto per ciò, in Inghilterra ed in America, la libertà di contrarre matrimonio, nelle classi nelle quali c'è qualcosa da ereditare, non è di un pelo più grande (ciò è ben chiaro) che in Francia ed in Germania.

Così è pure dell'eguaglianza giuridica del marito e della moglie nel matrimonio. La loro ineguaglianza giuridica, trasmessaci dalle passate istituzioni sociali, non è la causa, ma l'effetto della soggezione economica della donna. Nell'antica economia domestica comunistica, che abbracciava più coppie di coniugi coi loro figli, l'amministrazione domestica, lasciata alle donne, era un'industria altrettanto pubblica e socialmente necessaria, quanto il procacciare gli alimenti, che era di spettanza degli uomini. Con la famiglia patriarcale, e ancora più con la famiglia monogamica isolata, le cose cangiarono. La direzione delle faccende domestiche perdette il suo carattere pubblico. Essa non riguardò più la società; si mutò in un servizio privato; e la donna diventò la prima servente, esclusa dal partecipare alla produzione sociale. Solo la grande industria moderna riaperse alla donna — e soltanto alla donna proletaria — l'adito alla produzione sociale, ma in tal guisa che, quando essa adempie ai suoi doveri nel servizio privato della famiglia, rimane esclusa dalla produzione pubblica e non può guadagnar nulla, mentre poi, se vuol partecipare all'industria pubblica e procacciarsi un guadagno autonomo, non è più in grado di adempiere ai suoi doveri di famiglia. E come nella fabbrica, così avviene alla donna in qualsiasi ramo di attività; anche nella medicina, o nell'avvocatura. La moderna famiglia individuale è fondata sulla palese o velata schiavitù domestica della donna, e la moderna società è una massa le cui molecole sono le famiglie isolate. Oggi, nella grande maggioranza dei casi, è l'uomo che alimenta la famiglia, almeno nelle classi possidenti, e ciò gli conferisce una posizione di dominatore che non ha bisogno di altro privilegio giuridico. Nella famiglia egli è il borghese; la donna il proletario. Ma nel mondo industriale il carattere specifico della oppressione economica che pesa sul proletariato non spicca in tutto il suo rilievo, se non dopo eliminati tutti i privilegi legali della classe capitalistica e raggiunta l'eguaglianza giuridica delle due classi; la repubblica democratica non elimina l'antagonismo di queste, essa offre anzi ad esse il terreno pel combattimento decisivo. Parimente il carattere specifico del dominio dell'uomo sulla donna nella famiglia moderna, la necessità della loro vera eguaglianza sociale e la via di pervenirvi, non appariranno in piena luce se non quando essi saranno pienamente eguali in diritto. Allora si parrà che la emancipazione della donna ha per condizione prima il ritorno di tutto il sesso femminile alla industria pubblica, e che ciò richiede a sua volta che la proprietà della famiglia isolata cessi di essere l'unità economica della società.


Noi abbiamo quindi tre forme principali di connubio, che corrispondono, all'ingrosso, ai tre principali stadii dell'evoluzione umana. Allo stato selvaggio il connubio per gruppi; alla Barbarie il connubio sindiasmico; all'epoca civile la monogamia, che ha per complementi l'adulterio e la prostituzione. Tra il connubio sindiasmico e la monogamia s'insinuano, nel periodo superiore della barbarie, il dominio degli uomini sulle schiave e la poligamia.

Come lo dimostra quanto abbiamo esposto, il progresso che si rivela in questa serie è connesso al fatto singolare, che la libertà sessuale del connubio per gruppi è sempre più sottratta alle donne, ma non agli uomini, pei quali in realtà il connubio per gruppi perdura. Ciò che per la donna è un delitto e si trae dietro gravi conseguenze legali e sociali, passa come onorevole per l'uomo, o, nel peggior caso, come una lieve macula morale, che si porta con soddisfazione. Ma quanto più l'eterismo tradizionale è modificato, ai tempi nostri, dalla produzione capitalistica e ad essa si adatta, quanto più esso si trasforma in aperta prostituzione, tanto più esso diventa demoralizzante, e demoralizza gli uomini assai più delle donne. Delle donne la prostituzione degrada — e ancora non nel senso che comunemente si crede — soltanto le infelici che ne sono vittime; essa degrada invece il carattere di tutto quanto il sesso maschile. Così specialmente un fidanzamento prolungato è, in nove casi su dieci, una vera scuola preparatoria d'infedeltà coniugale.

Noi moviamo ora a una trasformazione sociale, che demolirà le basi economiche della monogamia, altrettanto certamente quanto quelle del suo complemento: la prostituzione. La monogamia nacque dal concentrarsi di grandi ricchezze in una stessa mano, cioè in quella di un uomo, e dal bisogno di trasmettere queste ricchezze ai figli di quest'uomo, ad esclusione di ogni altro. Perciò era necessaria la monogamia non dell'uomo, ma della donna, ed essa non impedì punto l'aperta o dissimulata poligamia dell'uomo. Ma la futura rivoluzione sociale, col trasformare almeno la massima parte della ricchezza stabile ereditaria — i mezzi di produzione — in proprietà sociale, ridurrà al minimo tutta questa smania per le eredità. Ora, poichè la monogamia è nata da cause economiche, sparirà essa collo sparire di queste?

Non senza ragione si potrebbe rispondere: non solo essa non sparirà, ma comincerà anzi a veramente esistere per la prima volta; perciocchè, con la trasformazione dei mezzi di produzione in proprietà sociale, cessa il lavoro salariato, cessa il proletariato, e quindi anche la necessità per un certo numero di donne, che si può statisticamente calcolare, di prestarsi ad altri per denaro. La prostituzione è soppressa, e la monogamia, scambio di sparire, diverrà alfine una realtà.... anche per gli uomini.

La condizione degli uomini sarà dunque, in ogni caso, assai modificata; ma anche quella delle donne, di tutte le donne, subirà importanti cangiamenti. Col passaggio dei mezzi di produzione in proprietà comune, la famiglia isolata cessa di essere l'unità economica della società. L'economia domestica privata si trasforma in una industria sociale. La cura e l'educazione dei figli diventa affare pubblico; la società provvede ugualmente per i figli di tutti, legittimi o naturali, e cessa con ciò la preoccupazione delle «conseguenze», che forma oggi il più essenziale motivo sociale — morale ed economico — che impedisce a una fanciulla di darsi francamente all'uomo che ama.

Ma non sarà questa una ragione sufficiente perchè sorga a poco a poco una certa libertà dei rapporti sessuali e con essa un'opinione pubblica meno rigorosa sull'onore verginale e sul pudore della donna? E finalmente, non abbiamo noi veduto che, nel mondo moderno, monogamia e prostituzione sono, è vero, un'antitesi, ma un'antitesi inscindibile, due poli del medesimo stato speciale? Può la prostituzione cessare senza trascinar seco nell'abisso la monogamia?

Qui entra efficacemente in gioco un nuovo fattore, un fattore, che esisteva tutt'al più in germe allorchè la monogamia si venne formando: l'amore sessuale individuale.