1.º Essa elegge il Sachem (capo in tempo di pace) e il Capitano, o duce in guerra. Il Sachem doveva essere eletto nella gente, e il suo uffizio era in essa ereditario, inquantochè in caso di vacanza doveva venir ricoperto immediatamente; il Capitano poteva anche eleggersi fuori della gente, e talora mancare affatto. Non si eleggeva mai Sachem il figlio del predecessore, poichè, regnando fra gli Irocchesi il diritto materno, il figlio apparteneva a un'altra gente; sì bene, spesso, il fratello, o il figlio della sorella. Nella elezione votavano tutti, uomini e donne. Ma l'elezione doveva essere sanzionata dalle altre sette genti, e solo allora l'eletto veniva solennemente insediato dal Consiglio generale di tutta la federazione irocchese. L'importanza di ciò si vedrà più tardi. Il potere del Sachem nella gente era paterno, di natura meramente morale; egli non aveva mezzi coercitivi. Egli era inoltre, per ragione di carica, membro del Consiglio della tribù dei Senecca, come pure del Consiglio federale della collettività irocchese. Il Capitano non comandava che nelle spedizioni guerresche.

2.º Essa depone a suo talento il Sachem e il Capitano. Anche la deposizione è fatta insieme dagli uomini e dalle donne. I deposti ridiventano persone private, semplici guerrieri come gli altri. Del resto il Consiglio della tribù può altresì deporre i Sachem, anche contro il volere della gente.

3.º I membri della gente non possono conjugarsi fra loro. È questa la regola fondamentale della gente, il vincolo che la tiene unita; essa è l'espressione negativa della ben positiva parentela di sangue, solo in virtù della quale quei dati individui diventano una gente. Colla scoperta di questo semplice fatto, Morgan ha svelato per la prima volta la natura della gente. Quanto poco essa fosse fino allora stata compresa, lo dimostrano le relazioni anteriori sui selvaggi e sui barbari, nelle quali i differenti corpi, onde si compone l'ordine gentile, venivano confusi alla cieca sotto nome di tribù, clan, thum, ecc., e dicevasi talora che dentro di essi era vietato il matrimonio. Di qui la inestricabile confusione, nella quale Mac Lennan, da vero Napoleone, mise ordine con questo decreto: «Tutte le tribù si dividono in quelle fra i cui membri è vietato il matrimonio (esogame) e quelle in cui esso è concesso (endogame).» E dopo aver così bene imbrogliata le cose, potè darsi alle più profonde indagini, per sapere quale delle sue due assurde classi fosse la più vecchia: la esogamica o la endogamica. Colla scoperta della gente fondata sulla parentela di sangue, e sulla conseguente impossibilità di connubii tra i suoi membri, quest'assurdità cadeva da sè. — È sottinteso che, nello stadio in cui troviamo gli Irocchesi, il divieto delle nozze fra i membri della gente è ritenuto inviolabile.

4.º I beni dei defunti spettavano ai compagni gentili; dovevano rimanere nella gente. Stante la tenuità degli oggetti, che poteva lasciare un Irocchese, partecipavano all'eredità i più prossimi parenti gentili; se moriva un uomo, i suoi fratelli e sorelle carnali e lo zio materno; se una donna, i figli e le sorelle carnali, non i fratelli. Analogamente non potevano ereditare il marito e la moglie a vicenda, nè i figli dal padre.

5.º I compagni gentili si dovevano aiuto scambievole, protezione e sopratutto assistenza nel vendicare le offese ricevute da stranieri. L'individuo si affidava per la sua sicurezza alla difesa della gente, e lo poteva; chi l'offendeva, offendeva tutta la gente. Di qui, dai vincoli di sangue della gente, nacque il dovere della vendetta, interamente riconosciuto dagli Irocchesi. Se un estraneo uccideva un compagno gentile, tutta la gente dell'ucciso era obbligata alla vendetta. Tentavasi anzitutto un accomodamento; la gente dell'uccisore teneva consiglio e presentava al Consiglio della gente dell'ucciso proposte di pacificazione, offrendo per lo più espressioni di rammarico e cospicui donativi. Se venivano accettati, tutto era finito. In caso diverso, la gente offesa nominava uno o più vendicatori, obbligati a perseguitare l'uccisore ed ucciderlo. Se ciò avveniva, la gente dell'ucciso non aveva alcun diritto di dolersene; la contesa era pareggiata.

6.º La gente ha determinati nomi o serie di nomi, che essa sola può adoperare in tutta la tribù, sicchè il nome di ciascuno dice tosto a quale gente esso appartenga. Un nome gentile porta in sè stesso diritti gentili.

7.º La gente può adottare stranieri e affiliarli così alla tribù. I prigionieri di guerra, che non venivano uccisi, divenivano, mediante l'adozione in una gente, membri della tribù dei Senecca e ricevevano con ciò tutti i diritti della gente e della tribù. L'adozione avveniva su proposta di compagni gentili, uomini, che accoglievano lo straniero come fratello o sorella, o donne, che lo accoglievano come figlio; il solenne ricevimento nella gente era necessario come sanzione. Spesso una gente eccezionalmente ridotta di numero si rinforzava così coll'adozione in massa di un'altra gente, che vi consentiva. Fra gli Irocchesi il solenne ricevimento nella gente aveva luogo in seduta pubblica del Consiglio della tribù, per lo che esso diveniva effettivamente una cerimonia religiosa.

8.º È difficile constatare solennità religiose speciali nelle genti indiane, ma le cerimonie religiose degli Indiani coincidono più o meno con quelle delle genti. Nelle sei feste religiose annue degli Irocchesi i Sachem e i Capitani delle singole genti, per ragione della carica, erano annoverati tra i «custodi della fede» e avevano funzioni sacerdotali.

9.º La gente ha un cimitero comune. Questo è sparito presso gli Irocchesi dello Stato di Nuova-York, circondati ora dai bianchi, ma un tempo esisteva. Presso altri Indiani esso esiste ancora; così i Tuscarora, prossimi parenti agli Irocchesi, hanno nel camposanto, sebbene cristiani, una fila distinta per ogni gente, sicchè la madre viene seppellita nella stessa fila dei figli, ma non il padre. E anche presso gli Irocchesi, tutta la gente di un defunto va ai funerali, provvede alla sepoltura, ai discorsi funebri, ecc.

10.º La gente ha un Consiglio, assemblea democratica di tutti i gentili adulti, uomini e donne, tutti con eguale diritto di voto. Questo Consiglio eleggeva Sachem e Capitani e li deponeva; del pari gli altri «custodi della fede»; decideva circa la composizione (guidrigildo) o la vendetta pei gentili uccisi; adottava stranieri nella gente. Insomma era, nella gente, il potere sovrano.