Ma ciò non dev'essere. Quello, che è bene per la classe dominante, dev'essere bene per tutta la società, colla quale la classe dominante s'identifica. Onde, più progredisce la Civiltà, più essa è costretta a coprire col manto della carità i mali da essa necessariamente prodotti, a palliarli o a negarli, a introdurre insomma una ipocrisia convenzionale, ignota alle prime forme della società ed anco ai primi stadii della Civiltà stessa, e che tocca il colmo nell'assunto: che lo sfruttamento della classe oppressa è esercitato dalla classe sfruttatrice unicamente nell'interesse della stessa classe sfruttata; e se questa non lo riconosce, anzi si ribella, ciò costituisce la più nera ingratitudine contro i suoi benefattori, gli sfruttatori[31].

E ora, per finire, il giudizio di Morgan sulla Civiltà:

«Dall'avvento della Civiltà l'incremento della ricchezza divenne così immenso, le sue forme così svariate, la sua applicazione così estesa, e la sua amministrazione così abile nell'interesse dei proprietarii, che questa ricchezza, di fronte al popolo, è divenuta una potenza ch'esso non può vincere. La mente umana si trova sconcertata e interdetta dinanzi alla sua propria creazione. Verrà tuttavia il tempo, in cui la ragione umana sarà tanto forte da dominare la ricchezza, e in cui essa stabilirà tanto il rapporto dello Stato colla proprietà, che esso difende, quanto i limiti dei diritti dei proprietarii. Gli interessi della società vincono assolutamente in importanza gli interessi degli individui, e gli uni e gli altri debbono essere messi in un rapporto equo ed armonico. La semplice caccia alla ricchezza non è il destino finale dell'umanità, se tuttavia il progresso rimane la legge dell'avvenire, come lo fu del passato. Il tempo decorso dallo spuntare della Civiltà non è che un'esigua frazione della vita trascorsa dall'umanità; un'esigua frazione di quella che ancora le sovrasta. La dissoluzione della società ci sta minacciosa dinanzi come conclusione dì una lizza storica, il cui unico scopo finale è la ricchezza; perciocchè una tale lizza contiene gli elementi della sua propria distruzione. Democrazia nell'amministrazione, fratellanza nella società, eguaglianza di diritti, educazione universale, inaugureranno l'imminente periodo superiore della società, pel quale lavorano costantemente l'esperienza, la ragione e la scienza. Esso sarà una reviviscenza — ma in più alta forma — della libertà, dell'eguaglianza e della fratellanza delle antiche genti». (Morgan, Ancient Society, pag. 552).

[ INDICE]

Dedica (P. Martignetti) [Pag. III]
Introduzione critica alla seconda edizione italiana (E. Bernstein) [V]
Avvertenze filologiche (F. Turati) [XXVIII]
Prefazioni dell'Autore:
I alla prima edizione (1884) [3]
II alla quarta edizione (1891) [6]
L'Origine della Famiglia, della Proprietà privata e dello stato:
I. Stadii dell'evoluzione preistorica [23]
1. Stato selvaggio [24]
2. Barbarie [26]
II. La Famiglia [32]
III. La «Gente» Irocchese [109]
IV. La «Gente» Greca [130]
V. Genesi dello Stato Ateniese [143]
VI. «Gente» e Stato in Roma [159]
VII. La «Gente» presso i Celti e presso i Germani [174]
VIII. La formazione dello Stato dei Germani [195]
IX. Barbarie ed Epoca civile [211]

NOTE:

[1]. Manifesto dei Comunisti.

[2]. Ringraziamo Edoardo Bernstein di questa Introduzione critica, della quale egli consentì a fregiare la presente edizione del libro di Engels, e l'amico Carlo Tanzi che ce ne allestì la versione. — Quanto alla biografia e alla bibliografia di Engels, della quale Pasquale Martignetti aveva dato nella 1.ª edizione (1885) qualche rapido cenno, che oggi riuscirebbe necessariamente incompleto, preferiamo rinviare il lettore alle copiose notizie che raccogliemmo nell'Introduzione al primo saggio dell'Engels, da noi tradotto e pubblicato in occasione della sua morte (5 agosto 1895): L'Economia politica; con introduzione e notizie bio-bibliografiche di Filippo Turati, Vittorio Adler e Carlo Kautsky; e con appendice (Milano, Critica Sociale, 1895; cent. 50). (Nota degli Editori italiani).

[3]. Paris, George Carrés, 1893.