XXIV APRILE MCMXII

È mezzogiorno. Un'oscurazione di catastrofe si stende su la terra. Ogni cosa ha un aspetto notturno, e sembra rivelar di sé quel che non fu mai veduto per innanzi. È una notte non illuminata dalla luna, né dalle stelle, né dal primo fiato dell'alba, ma da una lampada soprannaturale che spande un egual chiarore e non segna le ombre. Non so perché, penso a quel che provai una volta entrando nella camera buia di un dormente, con una lanterna cieca, per osservare il segreto del suo viso nel sonno.

Vedo nelle cose quella stessa impronta di verità interiore, quello stesso segreto palesato. Non è, pel mio spirito, un giorno interrotto ma una notte scrutata a fondo. L'anima della terra è notturna, ma la luce del sole la nasconde più che non la nasconda la tenebra. Soltanto può rivelarla la divinazione dei poeti, che portano nel loro cuore un sole velato come quello d'oggi. È l'ora del meriggio, e non v'è luce e non v'è tenebra; ma le cose, a questo lume di miracolo, mostrano l'aspetto che debbono avere quando nessuno può guardarle né riconoscerle. Milioni d'uomini in quest'ora volgono gli occhi verso il cielo e per passatempo, a traverso il vetro affumato che simula Io smeraldo neroniano, spiano il contrasto del sole e della luna, il disco violetto che sormonta la raggiera d'oro, l'estrema falce solare che imita il novilunio. Ma il vero miracolo è in terra. Se io guardo gli uomini, li vedo smorti come i trapassati; e i loro corpi non gettano su la sabbia più ombra che non ne facciano i peccatori nella landa sabbiosa del Terzo Girone, laddove scorrono le lacrime che il Veglio goccia da tutte le fessure ond'è vulnerato. Così per questo silenzio, lungo la sorda riva, vedo venire la larva del Poeta che sa l'«asfòdelo prato» e «i freschi mai». E vorrei, come il suo Odisseo nella dimora del Buio, scavare nella sabbia una fossa ed empirla di sangue, sicché egli potesse come Tiresia abbeverarsi dello squallido sangue e dirmi «infallibili cose».

Sol dopo ciò mi parlava il profeta incolpabile, e disse:

— Tu mi ricerchi il ritorno di miele....

Ma il meriggio dell'anima si trasmuta, a poco a poco perde di mistero e d'orrore, vanisce come un sogno divino che al risveglio s'impigli e si stempri nel torbidume dei nostri sensi. Il disco violetto trascorre, e l'astro diurno sembra riardere fumigando dall'uno all'altro corno. La tenzone del sole e della luna ha termine. Ancóra una volta la luce nasconde la vera faccia della terra, e la cieca vita fa ingombro alla morte perspicace.