Da questa vicenda celeste apprendo come l'eclisse, nel mondo interiore, possa essere rivelazione piuttosto che oscurazione. La luce della nostra coscienza abituale non ci copre la nostra verità più profonda? Se alcuna forza fin allora estranea s'interponga, ecco che dentro a noi tutto si trasfigura e si manifesta. Il massimo degli eclissi è la follìa. E che grandi e inopinate mutazioni e visioni da lei nacquero! Ma vi sono anche meravigliosi eclissi prodotti da una certa specie di pensieri dominanti che offuscano la coscienza fallace. Il comune linguaggio però non ha modi per significarli.

Forse, laggiù, un pescatore perduto su l'Atlantico ha visto nel prodigio meridiano splendere Espero.

Un sentimento di lontananza è rimasto in me; che mi seconda mentre rivivo il giorno funebre. Mi sembra che l'istessa lampada soprannaturale illuminasse quel Sabato Santo, quasi ritornato fantasma di quell'eclisse

che in ciel fue

quando patì la suprema Possanza.

Era uno di quei mattini oceanici in cui l'aria e l'acqua, luna nell'altra convertendosi a vicenda, sembrano formare un solo elemento inane. Grandi velarii pallidi sorgevano, si dilatavano, si laceravano, cadevano a brandelli, si rammendavano, si ritessevano senza fine. La Landa pareva sollevarli e respingerli col suo fiato affannoso, perché era travagliata dalla doglia della fecondità. A quando a quando, se spirava il ponente, i lembi e le volute s'imbiutavano di fovilla, s'ingiallivano del solfo arboreo. Talora una nuvola di polvere ferace rimaneva sospesa su le chiome dei pini. ondeggiava, dileguava per ispandersi altrove in piogge nuziali. Aerei entrambi, il pòlline e la cenere si mescolavano, come se il vento rapinasse i fiori e gli avelli.

E colui che aveva contuso il pòlline e la cenere nell'émpito dei suoi più alti canti e divinamente comunicato all'una la virtù dell'altro, il poeta annunciatore e intercessore non anche era spirato in quel mattino, se bene io lo credessi e vedessi già composto nella sua finale santità. Ma, mentre erravo di duna in duna seguendo il mio dolore che pareva sopravvanzarmi, mi punse il cuore un'improvvisa sollecitudine dell'amico che ancora viveva lì presso; ed ebbi un desiderio ansiosissimo di rivederlo perfetto.

Or il suo vóto non era adempiuto? Non aveva egli omai accompagnato il Redentore sino all'ultima stazione della Via Crucis? Passata era l'ora di nona, l'ora del grande grido; passato era l'antisabato; Giuseppe e. Nicodemo avevano tolto dal legno il corpo, póstolo nel monumento e rotolata all'apritura la pietra. Come poteva ancor durare l'agonia del seguace? fino al Resurresso? e oltre, forse?

Dal giorno dell'Estrema Unzione non ero più stato a visitarlo. Perseverava in me il turbamento, e non so che terrore indefinito. La nostra amicizia terrena era chiusa tra quei due pianti, quasi terra compresa da due riviere nate d'una sola sorgente come il Letè e l'Eunoè.

Da questa parte, con virtù discende