bisogna, o bello

e dolce amico,

bisogna a noi due volte

i ginocchi piegare.

La prima nel peccato,

la seconda nell'onta,

la terza nella morte,

la quarta nell'eternità...

Quando, molto a notte, salivo alla mia stanza per coricarmi, strani brividi attraversavano la mia stanchezza inquieta, e i miei occhi sbarrati guardavano da per tutto; che m'attendevo una di quelle apparizioni che annunziano il transito delle persone care. E lo specchio era pieno d'orrore.

Certo, non cessavo dall'aver paura della morte, se bene per giorni e giorni l'avessi veduta abitare un uomo e scavarlo di dentro. Ma sentivo che alfine ero per vincere pur quella paura, e per ottenere dal morente una tal vittoria. Declinava il meriggio, nei Sabato Santo, quando l'angelo neutro per i sentieri sordi della foresta mi condusse nei pressi della collina arenosa ove sorgeva la Cappella di Nostra Donna. Scopersi in alto, di tra i rami dei pini carichi di fiori nuovi e di pigne secche, l'infermeria domenicana col suo verone di legno e sul verone la finestra che dava adito alla camera del morente. Così, non veduto, rimasi all'agguato della morte.