Colpi iterati, sùbito, echeggiarono.
Aspra nel gran silenzio ferìa l'invisibile scure:
non il ferito tronco udíasi gemere.
Ella, ella, a un tratto, come ferita, ruppe in singhiozzi;
ruppe ella in disperate lacrime; ed io la vidi
nel mio pensiero, quasi nel guizzo d'un lampo, io la vidi
ùmile sanguinare, ùmile boccheggiare,
stesa tra 'l sangue, e alzare le supplici mani dal rosso
lago; e dicea con gli occhi: — Io non ti feci male. —
Oh moribonda anima! Le stetti da presso impietrito.