— Paolo! — chiamò ella sommessa.
Egli non rispose né si mosse. Ella ancóra abbagliata non lo scorgeva.
— Paolo!
Ascoltò, aspettò per qualche attimo, chinò la testa. Scontenta e attonita mormorò:
— Non c'è.
E un cinguettare improvviso la sorprese. Si avvicinò alla finestra. E il cinguettìo era così vivo che pareva fosse dentro la stanza, di qua dal davanzale. Ancor più s'avvicinò, guardinga, con l'occhio teso, cercando d'indovinare l'origine del suono. Egli ora le vedeva il collo nudo, i capelli partiti su la nuca in due trecce attorte e fermate dalle forcine per modo che aderivano alla forma del piccolo capo. E uno straordinario turbamento lo vinceva allo spettacolo nuovo di quella vita che viveva dinanzi a lui testimone occulto. Desiderava ch'ella si volgesse; perché credeva che, sapendosi non guardata e sola, ella dovesse avere il suo volto di riposo con tutte le linee ricomposte e tranquille o il suo volto di Medusa pietrificante.
— Ma che è? — parlava ella da sé, chinandosi sul tappeto.
La voce era bassa, tutta fra gola e labbra, come ancóra appresa alla carne, fresca e segreta come la pruna avvolta nella foglia.
— Ah, è una rondinetta!
Ed ella ebbe un moto infantile d'esitazione, prima di raccoglierla. Poi la prese nelle sue mani palpitante; la tenne chiusa nel cavo delle due palme sovrapposte, prima di guardarla. Socchiuse le palpebre sopra un sorriso che scendeva dalle ciglia alle labbra, troppo fievole per muoverle. Sentiva palpitare la tiepida piuma. Così gran palpito in così piccolo cuore!