— Come sei venuta? Sei caduta dal nido?
Cautamente ella le lasciò mettere il becco fuori tra il pollice e l'indice arrotondati.
— Ah, sei già forte.
Ella si sporse dal davanzale e guardò verso la gronda, ma non v'era nido. Il cielo le toccò la faccia supina con un chiarore tra d'argento e di viola. Dietro il suo busto sfondava il mare perlato. Ella fu come l'imagine della giovine Sera a cui sta per brillare in fronte il primo pianeta mentre ella ha sorpreso nel cavo delle sue mani azzurrine la rondine tardante per rilasciarla cangiata in pipistrello.
— Dunque volavi?
Ella gittò un grido di ribrezzo ma fioco, perché era fasciata di silenzio che l'attutiva. Aveva scoperto tra il suo dito e l'ala un insetto vivo. Lo scosse via.
Forse inseguendolo, la rondinetta inesperta aveva urtato contro la cortina della finestra ed era caduta sul tappeto.
— La tua prima preda?
Ella le aizzava il nero becco vorace tra la fronte e la gola di color rugginoso. E sentiva il gran battito del piccolo cuore, e l'acume degli unghielli nei piedini rattratti, e quella tepidezza tenera e selvaggia, quello spirito di libertà pulsante nella piuma soave.
— Se ti rilascio, saprai volare? Fin dove?