E, come tocca da un avviso magnetico, ella alzò gli occhi, scorse d'improvviso nell'ombra gli immobili occhi che la guardavano; e gittò un grido di spavento, non più fioco; e lasciò cadere dalle mani tremanti la prigioniera.
— Ah, Paolo! Sei tu? Eri là? Mi guardavi? Mi guardavi? No, no, non mi guardare così!
Ella indietreggiava, con un riso convulso che pareva fosse per rompersi in singulti.
— Perché hai fatto questo? Perché mi fai questa paura?
Egli s'era alzato, e le andava incontro. Ella indietreggiava ancora.
— Ah, che occhi! No, no, non mi guardare così! Chiudili! Mi fai paura, mi fai paura.
Ella rideva e singhiozzava insieme, con un sussulto del petto profondo; gli comunicava quel pazzo sgomento. Levandosi dall'immobilità, egli aveva sentito le fitte nelle reni; e ora alzato sentiva la fiacchezza delle ginocchia intormentite, le contratture nei muscoli delle gambe, una pesante tristezza corporea per ovunque sparsa, le tracce della voluttà letale, e i suoi occhi smisuratamente ingranditi nelle sue occhiaie cupe.
— Via, via, Isabella! Che fanciullaggine!
— Ma che occhi hai!
— Bambina!