— Io sono Ornìtio — diceva al volatore con un'aria di mistero che pareva inazzurrarle il viso e porle qualche filo d'erba o qualche grano di semenza nella bocca gonfia.

— Non hai in mente quella deliziosa favola salmastra di Gabriele d'Annunzio? Ebbene io sono Ornìtio. Quando la testa di Dardi Seguso cadde sotto la scure dell'uomo rosso, io la raccolsi sanguinante e m'involai seguita da tutte le mie rondini verso il mare. La portai fino al Tènaro, alla soglia di Dite, nel territorio della Serenissima tuttavia, perché in cima al promontorio i Veneziani avevano costruita con le pietre di Sparta una torre quadrata contro i Turchi. Piegai gli asfodeli. Trovai Euridice. Le lasciai cadere il teschio nel grembo per ingannarla....

Ella parlava con quell'accento che faceva spalancare gli occhi alla sua Lunella quando le raccontava una novelletta.

— Son tornato. Più d'una volta ho dormito là, alla foce, su la lama di sabbia; ma non m'hanno sorpreso i marinai, non m'hanno legato coi vimini. In memoria del maestro vetraio, son tornato spontaneamente all'amore dell'uomo. Hai anche tu intorno al collo un filo di scarlatto, che non si vede, Paolo Tarsis.

Parlava all'ombra del suo cappello bianco, tessuto d'una paglia fine trasparente e un poco rigida come il vetro filato di Murano, munito di due grandi ali bianche tolte all'airone maggiore, che prendevano leggerezza dall'esser commiste con le lunghe penne sottili del dorso e dell'occipite.

— Non sospettasti di nulla, l'altra sera, là, nella stanza, al davanzale, quando venne a cercarmi la rondinetta? Però tu mi spiavi, senza fiatare. Ma certo non sapevi perché fosse entrata e non capivi quel che mi cinguettasse....

Ella si avvolgeva una cordella intorno alla gonna affinché le pieghe le rimanessero aderenti alle gambe, nel sedile arduo.

— Mi lego perché non mi venga la voglia di fuggire e di andarmene errando ad libitum e anche di farti qualche tiro non compreso nella Rosa dei Venti.

Veramente ella aveva l'aspetto di un fanciullo malizioso, sfavillante di allegrezza e di audacia.

— Andiamo, dunque, Ornìtio!