— Ricòrdati della strada bianca tra i canali delle ninfee.

— Veramente verrai con me?

— Dovunque.

— Sul mare, sul fiume, su i boschi, e anche laggiù, su la città, intorno alle cupole, intorno alle torri?

— Dovunque, sopra le nuvole, di là dall'arcobaleno.

Anch'egli allora fu invaso da un'allegrezza impetuosa. All'improvviso la sollevò su le sue braccia. Ella cedette tutte le membra, fu fresca e leggera come una bracciata di foglie.

— Quanto poco pesa la grande Isabella!

E, così reggendola, sporse le labbra verso la mammella ancor seminuda della leonessa.

Allora entrarono in una felicità inaudita. Deposero le armi, guarirono d'ogni male, dimenticarono la scienza del tormento. Ebbero la tregua celeste.

Ogni giorno, prima del tramonto o prima dell'aurora, l'Àrdea li rapiva nei più alti sogni. L'incanto teneva l'incantatrice. Sorridendo ella aveva sentito nascere nel suo petto il cuore selvaggio di quel giovanissimo vento condottiere di uccelli migratori chiamato Ornìtio, che i marinai sorpresero ai Tre Porti addormentato su un banco di sabbia in mezzo a uno stormo di rondini stanche.