Era l'artiere prediletto da Giulio Cambiaso, quello che per l'ultima volta aveva riempito d'essenza il serbatoio.

— Giovanni!

Nessuno rispose. La tenda era chiusa e muta. Anche i meccanici forse erano ai loro ozii e ai loro piaceri.

— Perché chiami? — chiese Isabella con una voce dolcissima, quasi umile, balzando anch'ella e andando verso lui meravigliosamente splendida di amore.

— Voglio destare l'Àrdea.

— Veramente?

L'allegrezza le folgorava nel viso, le scrollava tutta la persona e pareva sollevarla su i pollici dei piedi elastici. Come aveva indosso una di quelle tuniche tenui a minutissime pieghe, stampate da un rinnovatore ingegnoso coi motivi marini dell'arte micenica, pareva che il giubilo stesso del suo sangue la colorasse fino all'orlo. Le nuvole bianche agglomerate su i Monti Pisani la irraggiavano d'un riverbero argenteo, che le si diffondeva su la pelle nuda e le s'insinuava su ogni piega rosea della veste come quella pruina che inargenta i petali delle massime rose.

— Sì, bisogna che tu la dèsti. Non osavo dirtelo. E mi prenderai con te, mi prenderai con te, Aini!

Ella gli s'era accostata ancor più, con uno di quei suoi movimenti ariosi che parevano commuovere tutto lo spazio intorno a lei e aumentare la luce agitandola. Egli la mirava attonito, posseduto sino all'infima delle sue vene.

— Senza paura?