Obbedì a quel sospiro il grande airone sormontando la fiumana rosea.
— Madonna Pisa della Spina Ardente!
Una chiara pace era nell'aria; ma il petto dell'amante si gonfiava d'un fervore grave come un affanno. In tutta quella luce di gaudio pareva ch'ella sentisse la spina di passione custodita nel tabernacolo di marmo e di preghiera sospeso su la ripa, e che il suo sangue ravvivasse la reliquia. Ella non poteva più tenere l'anima nel serrame delle sue ossa, tanto il rapimento era forte. S'avvicinava all'estasi della città con le ali di un Arcangelo folgorante. Il rombo stesso del volo si faceva remoto nel suo orecchio come nel meandro d'una conca marina. L'émpito della poesia nel suo cuore era sì veemente ch'ella ebbe volontà di piangere.
E nella miracolosa dolcezza il grido del Pazzo di Cristo sorse dalla sua memoria, sorse dalla pagina di quel medesimo volume a cui le dita febrili di Vana erano per apprendere il color bruno che «procede innanzi dall'ardore».
Amor amore, che sì m'hai ferita,
Altro che amore non posso gridare;
Amore amore, teco sono unita,
Altro non posso che te abbracciare.
Amore amore, forte m'hai rapita:
Lo cor sempre si spande per amare.