— È così la tua passione? Tutto è riarso in te?
I crepacci di color d'ocra intersecati erano simili a una immensa rete di corda falba, dalle maglie larghe e ineguali, distesa per insidia su le biancane di mattaione cinericcio.
— Vedi dove io ti trascino?
Letti aridi di torrenti, ghiare calcinate come le carcasse dei cammelli su le vie delle caravane, splendevano d'una bianchezza acuta come un grido breve. Splendevano, dileguavano.
— Come farai tu, come faremo noi per essere pari a questo ardore? come faremo per superarlo?
Qualche casale appariva, tristo come i tufi, circondato da mucchi di paglia simili a torri mozze, con un solo cipresso a guardia, con un solo cipresso nero in tanta pallidezza, ritto su la sua ombra corta.
— Non mi ami ancóra. Forse anch'io non ti amo ancóra. Ancóra non soffri assai di me; non soffro ancóra di te come voglio. Che l'amore mi sia come questa desolazione! Vedi? Vedi? Una desolazione che nessuna abondanza eguaglia. Tutto il resto è fiacco. Che sono dietro di noi le foreste di résina, le sabbie marine, i falaschi degli stagni? Guarda le mie crete!
Ella parlava in una specie di delirio solare. Egli si ricordava delle sue febbri tropicali, delle grandi allucinazioni luminose. In quei luoghi onde la vita era esclusa, entrambi sentivano la loro vita moltiplicarsi.
— Guarda!
Il fuoco del solleone sembrava piovere a dilatate falde come sopra il sabbione ove Dante vide star supini e immobili i rei di violenza contro Dio, di continuo correre le greggi delle anime nude, la tresca delle misere mani senza riposo scuotere le vampe, e solo giacere senza cura dell'incendio quel grande. Come l'arena dello spazzo infernale, la creta s'accendeva «a doppiar lo dolore», si faceva brace, si risolveva in cenere. L'infinito riverbero trascolorava il cielo, struggeva l'azzurro. Negli zolloni di tufo i nicchi scintillavano come il diamante. Qua e là, su pei dossi, su pei gibbi, la fioritura salina luceva come il tritume del vetro, come la limatura del ferro. A quando a quando tutto l'ardore ripalpitava e si rinfocava nel vento. Un lungo e cupo compianto si diffondeva per la solitudine dolorosa come se ogni crepa esalasse un sospiro o un gemito.