— Parlate, Vana. Bisogna.
— Ah, non fate di me qualcosa di male!
— Perché anch'io sono folle.
— Non vi schermite, non vi schermite. Non l'avete già detto?
— Che ho detto?
— Non siete venuta per provarmi che mi amate voi sola?
Egli parlava a bassa voce, tenendole le mani ch'erano fredde e umidicce, guardandola da presso. Ed ella vide uscire da quelle labbra le parole ultime, le sentì scendere nel più profondo di sé, come un sorso inatteso d'ebrezza.
— Sì, io sola — rispose, invasa da un languore mortale.
Egli omai l'aveva in suo potere. L'istinto ferino gli suggeriva l'astuzia. Tutto poteva egli trarre da quel turbamento. Egli diede un ardore ambiguo alla sua voce, per turbarla più a dentro; intrecciò le sue dita alle dita di lei, per meglio tenerla; accostò ancor più il suo viso, abbassò ancor più la sua voce, per creare il cerchio del segreto.