— Lui — accennò con la convulsione delle labbra — lui....

— No. È orribile. È la cosa mostruosa....

— Aldo?

Ed ella gli s'abbattè su la spalla. Egli la respinse, balzò in piedi. E per qualche attimo tutta la sua vita girò e rombò come una fionda intorno al suo capo in fiamme.

Quasi in un sogno cupo rotto dai sobbalzi delle ossa ma con un languore d'amante pur sotto l'orrore, ma con un abbandono avido al potere che l'avviluppava, ma col presentimento d'una mutazione miracolosa che fosse per compiersi, ella era discesa a quel punto. «Non è più l'amore» egli le aveva detto. Nel tumulto e nell'oscurità, uno spirito d'ingenua giovinezza ancor superstite in fondo all'abominazione aveva risposto: «Ecco, ti slego. Ecco, sei libero. T'eri già volto verso di me; ora ritorni a me, ora mi riconosci. Forse m'amavi già, forse non hai mai cessato d'amarmi. Quell'altra cosa torbida e trista non più ti tiene, non più t'infetta. E, se io metto le dita su le tue tempie, nulla più rimane in te, neppure il disgusto, neppure il dispregio. Ti guarisco, ti consolo, ti rinnovo. Non so se sei tu che mi porti via, che mi porti lontano, o se sono io che ti rapisco, che ti nascondo. Di tutte le rive, di tutte le isole che tu hai dentro gli occhi, qual'è la più lontana, qual'è la più bella?» Come nella notte di Volterra, l'amato le era apparso vittima di un sortilegio, prigioniero d'un malefizio, che da lei attendesse la liberazione. Egli aveva detto: «La sorte vi manda a slegarmi». Non aveva ripetuto: «Egli vi manda». Aveva scoperchiato la tomba, aveva tolto alfine di sopra lei la pietra sepolcrale.

Con che crudezza, a un tratto, la respingeva! Rovesciata dall'urto violento, ella era rimasta su la spalliera come una cosa vile e inutile, come lo straccio strofinato nella bruttura e gittato via. Ma sentiva l'aria della stanza occupata da una enormità di furore e di dolore spaventosa. E, caduto il fàscino, al suo accorgimento feminino gli atti e i detti di lui apparivano quali erano: un gioco perfido per indurla alla rivelazione, senza pietà, senza bontà, senza promessa. Ella si raddrizzò, come se l'odio e l'orgoglio le risaldassero le vertebre della schiena. Si raddrizzò; e con gli occhi sbarrati guardò la passione dell'uomo, lo spasimo della bestia.

Era come se invisibili branche, se invisibili zanne fossero conficcate in quella dura carne, sin là dove la natura ha nascosto le fibre del dolore disumano. Era come una lacerazione incruenta che mettesse a nudo quanto di più occulto è nell'opaca massa destinata a fallire a patire e a ricordarsi.

Tanto l'amava? Tanto a dentro egli l'aveva lasciata penetrare nella radice della sua vita? Chi mai poteva estirparla?

Egli si riavvicinò, con qualcosa di feroce in tutto l'aspetto, tendendosi verso la creatura già in piedi e in arme.

— Non mi toccate — gridò in lei d'improvviso l'istinto.