Era rimasta col capo levato verso il soffitto, come assorta, come attenta a udire il custode narrarle l'avventura di Vincenzo Gonzaga, che illustrava l'emblema parlante; ma non aveva mai distolto dalla sorella lo sguardo obliquo, quell'iride chiara sì duramente torta nell'angolo delle pàlpebre. E Paolo vide nel fascio di luce il risalto del bianco, intenso come smalto, su la stretta faccia olivastra; vide quella mano tesa. E nella faccia e nella mano era tanta forza d'espressione e d'illuminazione ch'elle parevano sorpassare la realtà e intagliarsi nel cielo stesso del fato, come quando il crinale delle Dolomiti solo arde nei crepuscoli inciso contro tutta l'ombra, e ciascuno dei suoi rilievi s'addentra nell'anima di chi mira, e vi s'eterna.

Forse che sì forse che no — disse l'adolescente con una voce ch'era già velata dalla malinconia, leggendo il motto inscritto negli intervalli dello scolpito errore. — Perché, Isa, tra l'uno e l'altro Forse c'è un ramoscello e non un'ala, non la tua ala, Tarsis? L'ala di Dedalo o il filo di Arianna. Perché dunque un ramoscello?

— Non so — rispose la bocca baciata.

— Non so — rispose il costruttore d'ali incatenato alla terra.

— Perché, Morìccica?

— Non so — rispose la vergine oscura che aveva voluto esser macchiata dalla goccia del sangue voluttuoso.

— Non so — rispose a sé medesimo l'adolescente oppresso dei suoi anni così pochi e così carichi d'ignota pena.

E non sapevano; e in ciascuno era una strana esitanza a uscire da quel luogo, a volgersi altrove, ad andare avanti o a tornare indietro, come se dall'alto le liste d'oro si prolungassero in una zona pieghevole che invisibilmente li circuisse e li annodasse di continuo.

— Andiamo — disse Aldo ponendo il braccio sotto quello d'Isabella. — Io voglio vedere il Paradiso, e nulla più.

Quando per la scaletta di tredici gradini il custode li condusse agli scrigni della principessa estense, quando riudirono la rondine stridere nella perla sospesa del giorno, la potenza chimerica della vita li percosse tutti nel mezzo del cuore, quivi fece più crudamente dolere i mali e i sogni inconfessabili. E l'uomo nel rigoglio della virilità esperto d'ogni rischio e d'ogni mèta, immune da ogni paura e da ogni abitudine, armato di diffidenza e di dispregio, che aveva conosciuto giorni innumerevoli in cui la disciplina della sua virtù piantata su le due calcagna gli bastava a vivere, guardò il meraviglioso ingombro del corpo omai promesso e oppose al presentimento della sciagura l'imagine dell'orgia liberatrice, memore del marinaio disceso nel porto per ripartir più leggero domani verso l'Oceano; e gli gonfiò le vene l'impazienza di saziarsi. Non ignara del piacere e bisognosa di gioire soffrendo, smaniosa di sporgersi all'orlo delle tentazioni più terribili, con un cuore timido e temerario, soave e spietato, la donna aspirava intorno a sé l'ardore delle anime simile all'odore sulfureo dell'uragano; e non formava alcun disegno, non si preparava contro l'impreveduto; pesava sul ritmo de' suoi ginocchi la divina bestialità del suo corpo, covava la sua astuzia e la sua lussuria nel suo calore più profondo. Ma la vergine e l'adolescente non avevano difesa contro lo strazio, non contro il profumo della magnolia, non contro la pallidezza della palude, né contro l'estasi dell'aria, pieni entrambi di forze discordi che facevano un cupo tumulto disperdendosi e risollevandosi a ogni soffio intorno un'ombra che forse aveva una sembianza da non poter essere guardata fisamente senza terrore.