Nella breve interruzione il cuore di Vana pareva arrestarsi. Per un attimo la piccola sorella rimaneva attonita, come se sùbito non comprendesse quegli strani modi che dissimulavano la sentenza tremenda; poi reclinava il capo e riprendeva il sottile suo lavoro, inconsapevole di ciò ch'era sospeso su la sua chioma d'angelo magnifico.

«Quando le pietre nuotano nel mare, — o figlio mio gioioso, dimmi, dimmi, — quando le pietre nuotano nel mare? — E ben so che non ho altri che te.» — «Quando le piume sienvi come piombo, — o cara madre.»

Non il pensiero dominante della morte ma il gelo stesso della morte allora fu nella misera che di dietro la tenda assisteva allo spettacolo di quella vita ignara. Ella s'agghiacciò tutta, dalla nuca alle calcagna. La figura dello spettro entrò nella sua immobilità. Le parve non d'essere sul punto di trapassare ma d'essere già simile al trapassato che ritorna nella sua casa come un testimone invisibile e guarda le creature familiari vivere senza terrore sotto le sciagure imminenti.

«Quando le piume sonvi come piombo, — o figlio mio gioioso, dimmi, dimmi, — quando le piume sonvi come piombo? — E ben so che non ho altri che te.» — «Quando giudichi Iddio tra i vivi e i morti, — o cara madre.»

Ella fece un passo di là dai lembi della tenda. Lunella si volse, lasciò cadere la carta, balzò in piedi, le corse incontro, la cinse con le braccia e pose il suo viso nelle rose.

— Per me? per me? per Forbicicchia?

— No, queste no.

— Perché?

— Perché sono gialle.

— E che importa?