Egli suggeva più forte.

— Basta!

Ella rideva d'un riso che a Paolo sconvolto pareva l'eco attenuata di quello già udito lungo il canale delle ninfee dopo il passaggio del carro carico di tronchi.

— Basta. Non mi duole quasi più. Mi brucia un poco soltanto.

L'occhio di Vana era cattivo. La sorella empieva della sua ilarità tutta la stanza, trascorrendo intorno con una grazia di movimenti così forte ch'ella sembrava emanare da sé quella stellante ricchezza d'azzurro e d'oro come il pavone apre la sua rota sidèrea.

— Riconosco, riconosco. Non avevo in questi armadii le mie più belle vesti? Non erano tappezzati di velluto crèmisi i miei stipi?

Ella aveva scoperto in un angolo del nudo legno un frammento del prezioso drappo.

— Non li ho lasciati qui i miei broccati, i miei rasi, i miei tabì?

— Isabella! Isabella!

Aldo leggeva il nome nelle targhette che allacciava il meandro d'ulivo.