— È vero — ella assentì sommessa.
Ed entrambi rimanevano intenti, s'indugiavano. La sorda gelosia rimorse il cuore del taciturno.
La figura scolpita a guisa di un cammeo aveva anch'essa le lunghe gambe lisce e l'un ginocchio molto proteso innanzi nell'atto d'incedere con quella maniera espedita che dava tanta pieghevolezza al passo della giovine signora e distendendo la stretta gonna palesava nel gioco alterno il disegno della coscia fino all'anca e l'inflessione del grembo sparente.
— Aldo, Aldo, scacciala!
Ella si raddrizzò, si schermì, sentendo il ronzìo dell'ape presso la sua gota. Con un balzo varcò la soglia; e i suoi piccoli gridi sonavano sotto il cielo d'oro, ché l'ape la perseguitava importuna; e le sue mani s'agitavano alla difesa puerile.
In uno di quei gesti scomposti la pecchia provocata l'aveva punta alla mano manca, nel polpaccio del pollice.
— Mi fa male! Bisogna suggere forte, Aldo!
Aldo non rideva più. Ella gli tendeva la mano supina, ed egli pose le labbra su la puntura per medicarla.
— Sì, così.