— Mi brucia soltanto.
— Ti sei ferita due volte. Aspèttati la terza ferita.
La mano di marmo disegnò un gesto di supplice verso la bellezza della candida sera; poi col dorso appena appena toccò il labbro che non sanguinava più. Il saettìo disperato delle rondini stridì su l'immobile argento. Il capo del fratello s'inclinò verso la spalla diletta. Egli aspettava un dono che non gli era dato, e non sapeva quale; e la voce della sua anima era un alto lamento, se bene si esalasse in piccole parole.
— Che faremo? Mi chiuderete laggiù in una stanza d'albergo, fra poco? Io non voglio dormire.
Paolo Tarsis guardava quel volto di giovine iddio decaduto che travagliavano così torbidamente gli affanni umani; e il rancore dei suoi trentacinque anni esperti e indurati si appesantiva dinanzi a quella grazia inquieta come una convalescenza febrile. E ogni attitudine dell'adolescente verso la sorella gli moveva un malessere indefinibile.
— Vieni con me su la brughiera — disse.
— A vegliare la veglia d'Icaro?
— Ad aspettare l'alba.
— Sotto un'ala del tuo grande airone?
— Alla diana farò un volo di prova. Le prime stelle e le ultime sono propizie a quest'arte.