— Si guardi, La prego, signorina! — egli gridò, con un gesto brusco. — Non rimanga là!

Vana non indietreggiò ma avanzò guizzando fra i lembi che garrivano.

— C'è pericolo?

— Se il legno dell'elica si rompe o si scheggia, la forza del più piccolo frammento scagliato è incalcolabile.

Ella spalancò i grandi occhi pallidi come gli opali d'acqua. I meccanici la guardavano, tenendo con le braccia nerastre e untuose le traverse della fusoliera. Una striscia obliqua di sole, come già nelle aule ducali di Mantova, penetrava per una fenditura della parete rivelando il nervo d'un'ala, brillando nelle sàrtie d'acciaio, nei quattro metalli del motore bianco giallo rosso bruno.

— Può accadere? E se l'elica si rompe mentre si vola?

Ella aveva la voce un poco tremula; e le pareva che la paglia del suo cappello inghirlandato risonasse come il bronzo d'una campana.

— Preghi il Cielo che questo non m'accada mai — rispose il timoniere celeste.

Egli era come in un intervallo della realtà, dinanzi a quella creatura quasi sconosciuta, in una condizione dello spirito simile all'indeterminato ricordarsi.

— La morte dunque è sempre là?