«Non più! Non più!» diceva lo spavento. «Ancóra! Ancóra!» diceva lo spasimo avido d'un altro spasimo.

«Non più! Sei già troppo alto. Dài la vertigine».

«Ancóra! Sali! Tocca almeno l'orlo di quella nube».

«Non più! Un soffio può ucciderti, un nulla: un filo che si spezza, una scintilla che s'interrompe».

«Ancóra! Non cedere! Dove tu sei, fu già un altro uomo. Bisogna che tu superi il punto, che tu conquisti un cielo nuovo».

«Non più! Ecco, precipiti».

«Ancóra! La morte ti ammira».

E un urlo di tutti i petti ventò verso l'intrepido; ché su l'albero attrezzato biancheggiava il segno di gloria. L'Àrdea fendeva un cielo nuovo.

«Non più! Hai vinto».

«Ancóra! Stravinci».