— E poi s'è ricordato di me, s'è ricordato della giovine Indiana ch'era presso il banco del mercante e che si volse verso voi due, mentre comperava la ghirlanda di rose gialle.

Gocciole cadevano larghe e tiepide, come al principio d'uno scroscio.

— Ha detto che quella mi somigliava. È vero? Ha chiuso gli occhi per rivederla viva; li ha riaperti per rivederla più viva. Io ero dinanzi ai suoi occhi. E m'ha detto che, quando quella si mosse, una rosa le cadde giù pel suo panno azzurro. È vero?

Le gocciole cessavano.

— E m'ha detto ch'egli si chinò lesto per raccoglierla ma non riuscì. «Eccola» io gli ho gridato allora, spiccando una rosa dalla mia cintola azzurra.

Gli assioli cantavano su i pioppi.

— Ed egli l'ha presa e m'ha detto: «Veramente viene di Madura? Ha fatto tanto cammino? È la prima volta che porto un fiore nel cielo. Crede che sia leggero? Forse pesa quanto un doppio destino. Lo porterò in alto in alto».

Un cane uggiolava in un casale.

— E poi l'orrore, e poi la morte orrenda! Quando voi l'avete preso nelle vostre braccia, portava ancóra sul petto insanguinato la rosa di Madura, la mia rosa? Ditemi, ditemi!

Ella ora sentiva d'avere attirata a sé l'anima di quell'uomo con quell'incantamento, ella ora lo vedeva ansioso e attonito. Ed ecco, il fervore che s'era esalato, si riaccendeva in lei; il sogno che s'era dileguato, la rioccupava tutta; ché quel fervore e quel sogno la avvicinavano al cuore solitario più che una parola d'amore, la vestivano di fatalità, la rendevano misteriosa e potente.