Ella voleva dirgli: «Sono venuta perché non potevo più vivere un'ora senz'aver guardato quel che il dolore è nella vostra faccia». Ella cercò le altre parole, quelle del sogno dileguato, quelle che bisognava ritrovare e proferire, quelle che i fiori tra le sue mani sapevano e volevano.
Ella ebbe una voce sconosciuta, come quei flutti del fondo che portano al lido le cose obliate della Sirena scomparsa.
— Io sono la fidanzata segreta di colui che è là, dietro quelle cortine, senza vita.
Paolo sentì una vena di gelo salire nel suo gelo. Credette che quella fosse la voce della follìa; e lo sgomento e la pietà lo strinsero. Egli si chinò a guardare più da presso il povero viso insensato. Tutta la notte gli parve piena di sciagura.
— Queste rose bisogna che io le deponga su i suoi piedi congiunti. Per ciò sono venuta.
Lampeggiava senza tuono dietro il Monte Baldo.
— Oggi le avevo alla mia cintura. Sono entrata là, mentre mia sorella era con voi; sono entrata all'improvviso, non so perché, nel vento dell'elica.
Passavano soffii come aneliti.
— Parlavamo di voi, ed egli mi ha detto quel che l'indovino di Madura aveva presagito: a entrambi la stessa morte.
Nuvole passavano come criniere in cui s'impigliassero stelle.