Soffocatamente aveva parlato ella, sollevando il velo di sopra la faccia come di sopra a una piaga viva; ché la vita batteva in quel poco di nudità come là dove il male imperversa.
— Voi, qui, sola? e come? Che mai accade?
Con gli occhi abituati all'oscurità nella corsa notturna, ella lo scorgeva sul fondo illuminato delle tende chiuse, lo vedeva bene; lo divorava, si saziava di lui come se fosse giunta ad essergli vicina dopo un'attesa interminabile. Tutto quel che era dietro, nella notte, ora le pareva sogno confuso; s'esalava il fervore del vóto; la volontà, tesa così terribilmente fino a quel punto, s'allentava, s'annientava. Ella aveva un desiderio mortale di prendergli le mani e di baciargliele, e poi di lasciar cadere a terra le rose e sé stessa perché egli passasse sopra.
— Vi dirò.... Lasciatemi respirare.
Alenava come se fosse venuta trascinandosi per la via.
Che cosa era per dirgli? Tante parole gli erano nate nell'anima, durante la corsa, ed ella le aveva custodite per proferirle. Ma non le ritrovava.
— Come siete venuta qui, sola? Qualcuno è là, che v'ha accompagnata?
— No, nessuno: Filippo.
— Ma che accade mai? Parlate dunque.
— Vi dirò, vi dirò.