La Rondine.

Siete buona. Lo so. Com'è dolce di sentir parlare l'amore così! Vegliatela sempre. Ora le lascio qui le vitalbe, qui, — non le mettete da parte, vi prego! — che, uscendo dalle cortine, c'entri dentro e ci si senta impigliata e dia in un riso e dica: «È Gentucca».

Ella depone il viluppo sul tappeto, davanti alle cortine. È così tenera che sembra le si inumidisca la parola.

Me ne vado e poi torno. Torno verso sera. Ah, ma vorrei vederla un attimo, gettarle soltanto un'occhiata! Un attimo solo, metto il viso tra le cortine, Salvestra, e la guardo. Piano, piano. Trattengo il respiro.

La donna fa un gesto di consentimento commosso. Infinitamente cauta, Gentucca separa un poco le cortine con le dita e sporge la faccia verso l'interno. È grande silenzio, come quando l'angoscia umana sale a poco a poco sino all'altezza del ciglio e trabocca. Di subito ella si volge, con le mani alla gola come per soffocare il singhiozzo che la vince. Non può: rompe in pianto. Nell'allontanarsi fuggendo, ella medesima mette i piedi entro il viluppo e lo sparpaglia e trascina. Rimonta i gradini della terrazza, scompare nella luce dei glicini.

[pg!98]

La voce di Mortella.

Salvestra! Salvestra!

La Salvestra.

Eccomi, sono qui, sono qui, signorina.