Bene. Bisogna dunque che finalmente si venga al giudizio, da coscienza a coscienza. Non è possibile, né per te, né per tua madre, né per l'accusato, né per me stessa che vi ospito — e lo dico non per far pesare la parola, ma semplicemente perché porto il nome di Bandino, perché mi chiamo Giana Guinigi e conduco la casa e ho qualche anno più di te — non è possibile trascinare senza fine questa miseria.
Mortella.
È giusto. Oggi è la vigilia.
Giana.
Il tuo padrigno, in una condizione tanto difficile, non poteva mostrare più tatto, più delicatezza, più longanimità. Lo devi riconoscere.
Mortella.
È pieghevole, anche lui, certo.
[pg!110]
Giana.
A tutti i tuoi sgarbi ha sempre risposto con la più indulgente bontà. Non ha lasciato passare mai una stilla della sua amarezza né in una parola né in un sorriso. Veramente, l'ho ammirato; e troppe volte mi son sentita a disagio, come in fallo d'ospitalità. Ora, te lo confesso, questo disagio m'è divenuto intollerabile. L'afflizione di tua madre mi abbatte.