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Mortella.

Veramente avresti dovuto tu condurmelo, mamma, giacché t'è imposto il cómpito di assecondare il destino.

Costanza.

Figlia, figlia, non so più se sia bene, non so se sia male. Non so quel che dev'esser fatto, non so quel che dev'essere impedito. Ho pregato Dio, ho frugato il mio cuore in tutti i versi, ho cercato di districare la mia volontà dal viluppo dei dubbi mortali, di tutto il mio sangue che mi faceva velo, mi sono vuotata come il ferito per terra si vuota di sangue, quasi ogni mattina mi sono svegliata di soprassalto credendomi caduta in fondo a non so che ruina da non so che altezza e alla sera più d'una volta m'è parso d'esser ricaduta con gli occhi aperti ancor giù, ancor più basso. Figlia, figlia, e niente mi vale, e niente mi conta! Vedi, non devo avere negli occhi che lo sguardo fisso dello spavento, lo sguardo di chi non può se non riconoscere l'atrocità della forza che lo schiaccia senza scampo.

Che ho fatto? Che cosa accade? che altra sciagura si prepara? che desolazione si rinnova? che abominazione ritorna? Non so [pg!138] più, non distinguo più. Non so quel che farò per tentare di salvarmi. Non so quel che farò per finire di perdermi. Sono presa al petto, sono presa al capo, tutta un dolore, trafitta dai miei stessi gridi che ricaccio dentro serrando i denti, messa in brandelli e viva come una preda lasciata lì dalla bestia già sazia. T'invoco, t'imploro; e che parole vorrei intendere da te, che aiuto potrei da te ricevere, non lo so neppur concepire.

Mortella.

Mamma, davanti a te, in questo momento non posso che rimanere silenziosa.

Costanza.

Tremo, non sto in piedi, mi pare che le ossa mi si disgiungano. Non puoi capire. S'egli ora entra qui, se resta con te, se vi parlate, non credo, non credo che potrò sopportare l'attesa. Il cuore mi si schianterà. Non puoi capire. È peggio, è assai peggio che quando bambina ti dovettero operare e udivo bollire nel mio cervello l'acqua in cui si sterilizzavano i ferri del chirurgo, e il tettuccio di tortura era là con i suoi congegni e le sue ruote, e il tuo povero piccolo viso già spariva sotto la maschera [pg!139] di garza... Tu non ti ricordi, tu non sai. Ma è peggio, è peggio.