Mortella.

Come? Perché? Non sta per entrare qui l'ospite senza macchia che mi dimostrerà la mia ingiustizia e mi costringerà a chinare la fronte, forse a cadere in ginocchio, forse a baciargli le mani? Non eri sicura di questo? Non ne sei più sicura? Non me lo mandi qui a un colloquio di assoluzione e di pace?

Costanza.

Ah, non ragiono, non ragiono. Tremo. Non so che viso ho; ma tutta la mia vita in me è bianca di terrore. E come non ho più lacrime, credo che non ho più sangue. Ti prego, ti prego! Non lo vedere, non gli parlare. Rinunzia. Ti supplico! Abbi pietà di me.

Mortella.

Ma chi me l'ha proposto? Ma chi me l'ha chiesto, anzi imposto?

Costanza.

Mi ricredo, mi pento. Sono un'insensata. [pg!140] Siamo tutti insensati. No, non bisogna. Che bene ne può venire? Basta guardarti. Basta respirare quest'aria, respirare questa luce, sentirti vivere, sentir vivere queste cose intorno a te. No, non è possibile. Ti supplico. Me ne vado. Lo porterò via. Non ci vedrai più, né me, né lui. Stanotte stessa partirò, lo farò partire. Prima dell'alba saremo lontani, al confine del mondo. Te lo giuro.

Mortella.

Mamma!