Mortella.

Bene, molto bene, padre d'anima. Ringrazio la vita. Avvicinatevi. Non abbiate paura di calpestare i fiori.

Gherardo Ismera.

Ho sempre cercato di non calpestarne.

Mortella.

Ah, veramente? Sì, lo so. È la piccola Gentucca, la Rondine, che m'ha giuncata la stanza come si fa per le feste grandi [pg!143] in chiesa. Ecco, in fatti, una gran bella giornata.

Ella non si diparte dal tono del motteggio. Qualcosa d'acuto e d'acerbo è in lei, qualcosa di agile e di vigile, che le dà l'aspetto d'una persecutrice incalzante.

Gherardo Ismera.

Molto augurata, molto attesa da me, cara Mortella. Non so dirvi come io sia felice di potermi ravvicinare a voi che foste per tanto tempo la mia piccola amica selvaggia e tenera, la piccola Grazia dei giardini pensili, che condusse verso di me qualcuna delle più fresche ore di mia vita.

Egli è guardingo come qualcuno che saggia i suoi modi, non sapendo ancóra quale gli valga; ma tiene la sua voce nel tono più naturale.