Ella è così intieramente posseduta dall'imagine paterna, che per alcuni attimi la figura della convulsione mortale sembra riespressa dal suo gioco terribile.

Gherardo Ismera.

Ma che demenza è la vostra?

Mortella.

Anche voi, anche voi, senza volere, l'imitate nel sonno.

Gherardo Ismera.

Che démone v'ha presa? Cessate, Mortella.

[pg!148]

Mortella.

Vi ho visto dormire! E credevo che non dormiste più, che in fondo a qualche corridoio bianco aveste ucciso il sonno, come il sire di Glamis, come il sire di Cawdor.