Si vive per anni accanto a un essere umano, senza vederlo. Un giorno, ecco che uno alza gli occhi e lo vede. In un attimo, non si sa perché, non si sa come, qualcosa si rompe: una diga fra due acque. E due sorti si mescolano, si confondono e precipitano. Così fu di noi. Costanza, Costanza, t'ho amata, t'ho amata! Ricordatene.
Come radicata pel piede nel sasso costretta a quella spaventosa immobilità, ella è simile ai cipressi che di continuo fremono nella musica sacra e nel vento vespertino.
Rivedo i suoi occhi. Mi guardano ancóra. Sono i tuoi, Mortella; si sono riaperti in te. C'è il suo sguardo dietro il tuo sguardo. Che cosa la mia vita poteva nascondergli? Né la sua a me. I nostri silenzii erano più chiari dei nostri pensieri. La fatalità inaspettata e inevitabile ci era sopra. E, come se non fosse abbastanza atroce, la malattia inchiodò la sventura consapevole. Il vento dissipa talvolta anche la nube che abbiamo dentro. L'angoscia lo respira. Ma no: quattro pareti chiusero la lotta. Un'orribile certezza stette sopra un guanciale inerte. E un giorno [pg!196] egli mi disse, fissando in me la sua certezza: «Bisogna che io muoia, o che tu muoia. Quel che è, è irreparabile. Sento che questo male non mi perdona. Ma, perché io ti perdoni, bisogna che tu affretti il destino. Ho, per finirmi, un'arme sicura e bella trasmessami dai miei vecchi. Non mi vale. Bisogna che nessuno sospetti, che nessuno indovini. Fa che stasera la puntura sia mortale... Tu mi devi questo, me lo devi. Per riscattarti, tu non hai che questo prezzo. È il prezzo che t'impongo, da pari a pari. Non ne conosco di più terribile». Ah, che altro può affrontare un cuore d'uomo? e che posso io temere nel mondo e di là? di che cosa posso io tremare?
«Che la tua mano non tremi! Che il tuo polso sia fermo!». Così diceva. E la sua volontà tagliava ogni parola come il diamante invincibile. E, come i suoi occhi erano ne' miei occhi, la sua volontà diveniva la mia volontà e reprimeva in me ogni moto umano, e la compassione di lui e di me, e l'orrore della nostra forza, e la mia vertigine dinanzi al sacrifizio ch'era di là dall'amicizia e dall'amore, più alto della vita, più profondo della morte. «Se non vuoi che il mio sangue ricada su te e su quella che t'ama e che tu mi togli, liberami dalla [pg!197] mia disperazione, per una sola stilla. Affretta il destino. È il prezzo del riscatto. Voglio».
Ah, quelle mani d'assassino vile che avete creduto d'intravedere in quello specchio infamante, e quella faccia senza colore china su la frode abominevole! Io ho presa la mia vita, col dolore, con l'amore, con la colpa, col rimorso, col peso di tutti gli anni e di tutti i mali, con la vergogna e con la bellezza, con la menzogna e con la verità; tra queste due mani l'ho presa e l'ho sollevata là donde l'anima non può più ritornare. Che volete da me?
Protesa, fremente, ardente, Mortella ha seguìto la confessione senza battere le palpebre. Ora si lancia con un grido.
Mortella.
Ah, un flotto per quella stilla!
Si curva e striscia ai piedi della madre, come per raccogliere il ferro. Ma la madre le abbranca il braccio e la tiene, con una forza ineluttabile.
Costanza.