Nessuna parola dubbia, nessuna parola ambigua. La verità, la verità nuda! Sono accusata anch'io. Dinanzi a quegli occhi fissi che ci guardano dal fondo dell'eterno, io sono la complice: ho aiutato a uccidere, ho sorretto la mano micidiale, ho vissuto a fianco dell'uccisore, l'ho ricondotto qui per rinnovare l'infamia, gli ho messo nelle branche un'altra preda, ho preparata un'altra rovina. È questa l'accusa. La ripetono quegli occhi inesorabili. Se mi vale l'aver data tutta me stessa senza misura e senza pausa, se mi vale tanta cecità nel credere, tanto ardore nell'obbedire, tanto sforzo nel superarmi, se mi vale l'aver amato e servito l'amore di là dalla speranza e dalla disperazione, se mi vale infine questo annientamento fulmineo di tutto ciò che fu la mia ragione di vivere e di tremare, ti domando di dire la verità dinanzi a [pg!193] questa testimone del mio sangue e del mio spirito.

Gherardo Ismera.

Mia povera donna, quest'ombra non basta. Anche la notte sarebbe troppo chiara. E che altro vorrei fare, che altro potrei, se non velarmi la faccia ed entrare nel silenzio che tutto assolve e tutto cancella? V'è un'anima che non potrà mai discoprirsi, un segreto che non può esser dato e ricevuto se non da pari a pari, un potere più antico della Necessità e del Tempo, e anche qualcosa del domani non nato. Ora non sopporto l'agonia ma affretto il trapasso. Che volete fare di me per placarvi? Mortella, com'è bianca la tua veste su la soglia della tua sera. Me l'avevi promessa.

Dalla cappella profonda sorge di nuovo l'armonia dell'organo e, come condotta dal fremito dei cipressi, spazia di cima in cima per l'azzurro violaceo del vespro.

Costanza.

Ascolta. Ora anch'io lo so, anch'io lo sento. Una sola cosa vive: quel sepolcro, laggiù, che si riapre. Ora lo so: dov'è il sepolcro, là è la resurrezione. Il padre e il figlio sono laggiù, una sola vita in ogni [pg!194] accordo, una sola tristezza in ogni armonia; e l'uno palpita nell'altro, l'uno si rivela nell'altro. Sento fremere la pietra sotto i miei piedi. E guarda, guarda che chiarore in quel viso muto! Che hai fatto? Come hai ucciso? Perché hai ucciso? Parla!

Egli volge lo sguardo intorno, al cielo, agli alberi, alla pietra, alla creatura impietrita, alla sua donna anelante. La sua voce da principio è lenta, rotta dal soverchio dell'ambascia.

Gherardo Ismera.

Se il suo spirito è presente, se questa grande cosa che riempie la sera è la sua anima veggente, se la mia stessa ambascia m'avverte ch'egli m'è vicino, gli domando di assolvermi dal fallo che commetto contro di lui rivelando il segreto ch'egli volle suggellare in me col giuramento.

Sì, Mortella, io l'ebbi pel compagno diletto della mia giovinezza, per l'unico fratello dell'anima mia. Il dono di vita, fatto in piedi, fu ricevuto in ginocchio; e la vita fu ringraziata. Capace di tutte le bontà, chi ebbe un cuore più virile? Talvolta la nostra amicizia fu una milizia, e talvolta una creazione. E nessuno dei due misurò quel che diede, quel che ricevette. Mi dia egli ora il coraggio di parlare della cosa tremenda [pg!195] dinanzi alla creatura ch'egli ebbe come il fiore leggero della sua malinconia... È vero, Mortella, nessuno è padrone della sua vita e della sua morte.