Comprendo. Ma la bellezza non basta più. Giana, puoi credere che io osi rinfacciarti la tua generosità? Non hai restituito anche me a me medesima? Tutto il tempo passato altrove, dopo la morte di mio padre, dopo la rovina, dopo l'orrore, mi sembra [pg!27] oggi senza viso, carne un'effigie cancellata ch'io non abbia conosciuta mai, ch'io non sappia riconoscere. Se non fossi rientrata qui, sarei forse entrata in un convento; ma qui è come se io mi fossi monacata, come se avessi fatto i miei voti. Non mi sono mai sentita così profondamente sola, né così viva. Sola con Dio sarei stata nella clausura; e qui sono sola con un'ombra. E la mia memoria mi crea la mia vita devota. E non soltanto io mi ricordo, ma uno si ricorda in me. Siamo due a vivere e a ricordarci.

Giana.

Mi sgomenti. La vita è tutta fatta di dimenticanza.

Mortella.

Non è vero.

Giana.

Tu hai l'avidità di soffrire, di tormentarti.

Mortella.

No. Ma che colpa ho io se mi fu data una pena da serbare, una piaga da portare nel fianco?

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